fem

pourquoi il y a quelque chose plutôt que rien? (Leibniz)

Quadrati e diagonali: duo

gennaio 14, 2012 Pubblicato da | forme | 2 commenti

ombre

“Nella notte inesorabile dello scantinato, Arvind Acharya si infatuò della propria ombra. Si aggirava nell’ambiente con l’esilarante sensazione di essere uno spettro bidimensionale. Disponeva le lampade da tavolo in vari modi sul bancone per vedersi sulle pareti e sul pavimento in scale sproporzionate. Non riusciva quasi mai a staccare lo sguardo dalla propria ombra, perché era affascinato dall’idea che quelle immagini illusorie avessero i suoi stessi ricordi e le sue stesse teorie. E la stessa moglie. Astutamente, le ombre gli chiesero perfino di riconoscere loro lo status di creature reali, visto che in ogni caso la realtà era una mera percezione dell’occhio. Così glielo concesse. Si moltiplicò mediante le sue ombre e sedette in mezzo a loro, pacificato dalla consapevolezza che esisteva qualcuno che era esattamente come lui, che lo capiva e che addirittura lo amava.”

Manu Joseph, “Il gioco di Ayyan

dicembre 27, 2011 Pubblicato da | scritte | 1 commento

io non temo più

 

Lassi, piangiamo, oimè! ché l’empia Morte
N’ha crudelmente svelta una più santa,
Una più amica, una più dolce pianta
Che mai nascesse; ahi nostra triste sorte!

Ahi! del Ciel dure leggi, inique e torte
Per cui sì verde in sul fiorir si schianta
Sì gentil ramo; e ben preda altra e tanta
Non rest’all’ore sì fugaci e corte.

Or poi che ‘l nostro segretario antico
In ciel ha l’alma e le membra sotterra,
Morte, io non temo più le tue fere arme.

Per costui m’era ‘l viver fatto amico;
Per costui sol temea l’aspra tua guerra;
Or che tolto me l’hai, che puo’ tu farme?

Ludovico Ariosto, sonetto XXXVI

dicembre 23, 2011 Pubblicato da | 1 | Lascia un commento

La guerra grande dell’Arno

Sono felice di annunciarvi la nascita della collana Formula Sipario.

Ecco il booktrailer dell’audiolibro di Francesco Niccolini con Sandro Lombardi, Anna Meacci e Marco Paolini:

http://www.scienzaexpress.it/

ottobre 22, 2011 Pubblicato da | Special Guest Formula Sipario | Lascia un commento

animali

Caro libro ti ho cercato ma non ti ho trovato. So che sei di sicuro nelle mie librerie, ma ho ceduto, ti troverò solo quando non ti cercherò più. Volevo parlare di te, che ti chiami Animali che si drogano, sei piccolino e blu a quanto ricordo e ti avevo comprato per il titolo. Ho scoperto che gli elefanti si inebriano con la frutta in fermentazione, che le renne della Siberia si cibano di funghi allucinogeni… un libro che fa a gara con il tomo di Elémire Zolla “Il dio dell’ebbrezza“.
Ho trovato un blog che meglio di me lo descrive: ventitre.org.

Animali, animali… Rigoni Stern in Arboreto salvatico parla della api che cadono a terra addormentate dai fiori di tiglio e Primo Levi consiglia di leggere Bestie di Federigo Tozzi. Oliver Sacks in Diario di Oaxaca dice che le coccinelle sono velenose (lo sapevate? Sapevatelo!).
Ma è Pessoa che nel suo Libro dell’inquietudine, quando parla di noi, scrive sempre animali esseri umani.

divagazioni in onore del Carnevale dei libri di scienza

ottobre 13, 2011 Pubblicato da | sconfinamenti, scritte | 2 commenti

fantasia piranesiana

settembre 16, 2011 Pubblicato da | forme | Lascia un commento

spazio tempo

L’orologio è il primo simbolo di Shandy, – scriveva Carlo Levi – sotto il suo influsso egli viene generato, ed iniziano le sue disgrazie, che sono tutt’uno con questo segno del tempo. La morte sta nascosta negli orologi, come diceva il Belli; e l’infelicità della vita individuale, di questo frammento, di questa cosa scissa e disgregata, e priva di totalità: la morte, che è il tempo, il tempo della individuazione, della separazione, l’astratto tempo che rotola verso la sua fine. Tristram Shandy non vuol nascere, perché non vuol morire. Tutti i mezzi, tutte le armi sono buone per salvarsi dalla morte e dal tempo. Se la linea retta è la più breve fra due punti fatali e inevitabili, le digressioni la allungheranno: e se queste digressioni diventeranno così complesse, aggrovigliate, tortuose, così rapide da far perdere le proprie tracce, chissà che la morte non ci trovi più, che il tempo si smarrisca, e che possiamo restare celati nei mutevoli nascondigli.

da “Lezioni americaneItalo Calvino

 

luglio 27, 2011 Pubblicato da | forme, scritte | Lascia un commento

omaggio a Wallace

luglio 22, 2011 Pubblicato da | sconfinamenti | 1 commento

fantasie

Ecco la debolezza con cui Beard doveva convivere, la sua personale menomazione, quei teatrini mentali assolutamente puerili che di norma non conducevano da nessuna parte, talvolta lo mettevano nei guai e, solo molto raramente, sfociavano in gioia. Eppure tali sogni a occhi aperti – attimi di follia, brevi scariche neuronali, episodi intensi ma vaghi che intrecciavano il reale all’immaginario, inanellando perle di palese inattuabilità, stravaganza e contraddizione sul filo comune di una logica indeterminata – erano ciò che molto tempo prima lo avevano portato a formulare i principi della sua Conflazione. Il poetico, lo scientifico, l’erotico: perché mai la fantasia avrebbe dovuto votarsi al servizio di un unico padrone?

Ian McEwanSolar

luglio 17, 2011 Pubblicato da | scritte | Lascia un commento

L’orizzonte

Labirinto di Michelangelo Pistoletto

“Il piccolo Billy Twilling salì a bordo di un Sony 747 diretto verso una terra lontana. Questo si sa per certo. Che salì sull’aereo. L’aereo era un Sony 747, come indicato sull’aereo stesso, ed era previsto che arrivasse in un luogo prestabilito un certo numero di ore dopo il decollo. Questa parte è comprovata, solida come roccia (khalix, calculus), vera come il numero uno. Davanti c’era però l’orizzonte sonnolento, pulsante fra polvere e fumi, una finzione i cui limiti erano determinati dalla prospettiva individuale, un po’ come quelle quantità immaginarie (la radice quadrata di meno uno, per esempio) che conducono a dimensioni nuove.”
(Capitolo primo, “La stella di Ratner“, Don DeLillo, 1976)

giugno 14, 2011 Pubblicato da | numeri, scritte | Lascia un commento

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