fem

pourquoi il y a quelque chose plutôt que rien? (Leibniz)

intersezioni celesti

azur

 

un anno fa, la canzone di Efialte musicata dal sergente Pepper…. (si ascolta qui)

Luglio 1, 2009 Pubblicato da forzaelettromotrice | Special Guest Efialte, forme, numeri, sconfinamenti, scritte | | 1 Commento

La fata distratta

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C’era una volta una fata assai distratta, tanto che portava una scarpa e una ciabatta.

Non era molto bella ma nemmeno molto brutta, era solo molto molto distratta, addirittura senza accorgersene ogni tanto faceva qualche rutto, il che non è molto da fata, diciamocelo.

Le altre fate la trattavano un po’ dall’alto in basso, le dicevano “insomma un po’ di decoro, che figura ci fai fare”  così non la invitavano più alle feste delle fate, dove tutte vanno molto eleganti, i folletti portano tutti il frack e gli gnomi la cravatta (anche se sono così bassi che la cravatta arriva per terra e c’inciampano sempre).

“Non è colpa mia” diceva la fata distratta, “se porto una scarpa ed una ciabatta”, il fatto è che oltre ad essere distratta la scarpa che mancava (non mi ricordo più se la destra o la sinistra) se l’era presa la sua capra, in cambio di una sciarpa.

Vi chiederete giustamente, con tutta quella lana che ha addosso, una capra cosa se ne fa di una sciarpa, ma la sciarpa era una sciarpa di seta, e la capra faceva un figurone ai raduni di capre fatate con la sua sciarpetta al collo. Solo che ad un certo punto tutte le altre capre si erano comprate una sciarpa di seta e per la capra della fata distratta era un vero disastro! Non si distingueva più per nulla. Pensa che ti pensa le venne in mente che con una scarpa (una scarpetta col tacco deliziosa) si sarebbe di nuovo distinta. Così chiese alla fata di prestarle la scarpa ed in cambio le diede la sua sciarpa. Ora, la fata distratta era disordinata, ma aveva un cuore grande così e non avrebbe mai dato un dispiacere alla sua capretta.

Della sciarpa non sapeva bene cosa farsene e la regalò alla carpa che stava nello stagno in giardino. Era una carpa freddolosa e fu quindi molto contenta del regalo.

Una sera era li che stava facendo una gara di capriole con la capra. Essendo una gara c’era un giudice: un capriolo. Perchè gare di capriole con un capriolo non c’è gusto a farle, vince sempre lui. Quella sera lì insomma, decise che scarpa o ciabatta sarebbe andata alla festa.

Si presentò al ricevimento nella grande sala scintillante, entrò dall’ingresso principale, zoppicando un po’ Non è molto comodo camminare così, le faceva pure male un piede.  Andò subito al tavolo dei dolci per consolarsi del dolore con un bigné al cioccolato.

Subito le altre fate cominciarono a commentare infastidite, bisbigliando fra loro e agitando nervosamente le ali come uno sciame di vespe. Una fata infastidita può essere molto più pungente di una vespa.

Quella sera alla festa oltre alla fata Elenganzia era venuta anche la fata Stranvaganzia. La fata Elenganzia viene considerata la fata più alla moda, ma la fata Stranvaganzia è decisamente più chic, quella che lancia le nuove mode.

Così quando Stranvaganzia vide la fata distratta la guardò alzando il sopracciglio, cosa che le fate imparano a fare da bambine esercitandosi a lungo davanti allo specchio. Possono alzare un sopracciglio o l’altro, a seconda dell’umore, con grande abilità. Per un attimo le altre fate trattennero il respiro aspettando la condanna di fata Stranvaganzia.  Invece ruppe l’insopportabile tensione dicendo “Carina! con quella camminata zoppicante che la fa sembrare così nobile e quel viso sofferente.” Immediatamente il suo commento si diffuse come un lampo.

Dalla sera dopo tutte le fate si presentarono alle feste con una scarpa ed una ciabatta!

Tutte tranne la fata distratta, che, distratta com’era si era persa anche l’altra scarpa e aveva deciso di non andare più alle feste, che sono cose così noiose, a parte il tavolo dei dolci ovviamente.

In fin dei conti i posti più belli sono quelli dove puoi camminare a piedi nudi, come i prati e la riva del mare.

 

sono molto felice di ospitare questo racconto di Giovanni Marri e l’immagine di un’opera di  Francesca Genti

Giugno 28, 2009 Pubblicato da forzaelettromotrice | Special Guest Giovanni Marri, forme, sconfinamenti, scritte | | 3 Commenti

Van der Graaf Generator

ringrazio FK che mi ha fatto scoprire this music (grazie a fb)

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Giugno 26, 2009 Pubblicato da forzaelettromotrice | macchine, sconfinamenti | | 3 Commenti

La consistenza del tempo

consistenza_del_tempo_ ho rubato titolo e immagine da Stefano Vercelli, che a luglio terrà un seminario al Festival Volterrateatro

Giugno 24, 2009 Pubblicato da forzaelettromotrice | forme | | 14 Commenti

cinquè

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“Ehi, Cinque, sta’ un po’ attento! Mi schizzi tutto il colore addosso!”
“Non è colpa mia”, disse Cinque imbronciato.
“Sette mi ha urtato il gomito”.
Al che il Sette alzò il capo e disse: “Bravo Cinque! Sempre a dare la colpa agli altri!”

Lewis Carroll, Alice nel Paese delle Meraviglie
(rubato da qui)

Maggio 23, 2009 Pubblicato da forzaelettromotrice | numeri, scritte | | 14 Commenti

labirinti e nodi

alice

“Di questo passo, sarò smarrita per sempre, oltre che del tutto! Questo giardino è più simile a un labirinto che a un giardino. [...] Un giardino a labirinto è tutto intorcinato in nodi. Se scopro di che nodo si tratta, potrò scioglierlo [...]“

Jeff Noon “Alice nel paese dei numeri”

Maggio 1, 2009 Pubblicato da forzaelettromotrice | forme | | 9 Commenti

teiere e collezionismo

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“[...] Benjamin uscì a fare una passeggiata. Com’era sua abitudine prese una direzione a caso, affidandosi poi al capriccio ogni volta che doveva scegliere fra due o più strade [...]. Era un uomo lento e tormentato continuamente dal dubbio, un uomo distratto e dispersivo, erratico e smarrito, lo sapeva bene: almeno che si trasformassero in virtù, i suoi caratteri, fossero assecondati fino a divenire sguardo rivelativo sul mondo, come una forma di interrogazione o di invito. E il mondo non mancava mai di offrirgli qualcosa di nuovo, qualcosa di vecchio in realtà, che apparendogli in una stagliata solitudine gli si rivelava, appunto, si imponeva come oggetto magico o evento rivoluzionario, in ogni caso come qualcosa di discontinuo alla catena delle cose mondane. Per questo il suo spirito anelava disperatamente all’obsolescenza e al detrito, per questo il collezionismo era il suo modo di essere filosofo, per questo l’esattezza del caso, dopo mille ambagi, lo conduceva sempre al Mercato delle Pulci di Porte de Clignancourt o alla fiera di Porte d’Orleans, ai rigattieri del Marais o ai bouquinistes del lungosenna. L’aura! Ma l’aura non era legata solo al prestigio dell’artefice e alla ritualità dell’esperienza estetica antica: aura era anche l’inutilità stessa degli oggetti strappati al loro contesto originario e finalmente liberati dalla dura necessità di servire, aura fatta di un nuovo senso insensato che soffiava come un vento d’apocalisse contro il crasso automatismo della percezione moderna e invertiva il corso del tempo [...]
Sì, la chiacchiera degli uomini aveva ormai raggiunto livelli inaccettabili di confusione e frastuono, l’unico modo per restaurare una grammatica umana era dare voce alle cose [...]“

Michele Mari
Tutto il ferro della Torre Eiffel

Aprile 6, 2009 Pubblicato da forzaelettromotrice | scritte, teiere | | 4 Commenti

dolcetto

dolcetto

Marzo 30, 2009 Pubblicato da forzaelettromotrice | 1 | | 6 Commenti

amore a prima vista

qui ce ne sono ben 545. Bruno Budrovic:

bruno_budrovic     bruno_budrovic_1

bruno_budrovic_dado      bruno_budrovic_01

bruno_budrovic_lenti      bruno_budrovic_telescopio

bruno_budrovic_2

bruno_budrovic_

bruno_budrovic_highway

bruno_budrovic_book

Marzo 27, 2009 Pubblicato da forzaelettromotrice | 1, forme, numeri, sconfinamenti | | 10 Commenti

proietto

proietto

 

Quella pallottola, da quanto tempo è in orbita? Non lo sai neanche tu che ce la tieni. Ma io so tutto di te, e posso dirti che ci fu un’età, tanti anni fa, in cui un demone ti insinuò nella mente l’icruenta lusinga di un decorativo grafismo che radendo a volo la crosta terrestre tutta la coprisse di sempremai nuove curve, come fa attorno al gomitolo il filo: senonché, vanendo labil ne l’aere, quel segno poteva aver permanenza solo nel suo ininterrotto slancio in avanti. La corsa di quel signo labente, quanto ti piaceva! Perché la sapevi alimentata da una energia inesauribile, e perché la sapevi tornare e ritornare, incrociando nei cieli, sopra i medesimi luoghi dove tu, miserello, giacevi. Ti bastava pensare quel punto orbitante per sentirtene rapito, come se volando con lui tu avessi la visione di continenti e di oceani vorticosamente vorati.

“Mi hanno sparato e sono morto” Michele Mari

Marzo 21, 2009 Pubblicato da forzaelettromotrice | scritte | | 4 Commenti