fem

pourquoi il y a quelque chose plutôt que rien? (Leibniz)

le terre poligonali

Da “Il libro delle terre immaginate” di Guillaume Duprat (in rete: Cosmologik).

gennaio 20, 2010 Pubblicato da forzaelettromotrice | forme, sconfinamenti | | 2 commenti

Donna uccello

 

Nuota sospesa tra l’azzurro delle piastrelle e ascolta. E’ un sentire tattile il fluido che scorre sul corpo, un’immersione dei sensi nel movimento. Riesce a percepire la tiepida carezza dell’acqua sulle spalle che si propaga all’indietro sulla superficie sotto forma di onde divergenti, che esitano lì vicino a lei. Donna in costume che muove gambe e braccia, sotto un lento ritmo muscolare che tende al ripetitivo. Donna che avanza lungo la piscina coperta, vasca dopo vasca. Le conta, sono già dodici, non le importa, continua ad attendere i pensieri. Che non si fanno attendere, l’accompagnano nel nuoto. Uno si visualizza a metà percorso e la imprime come una fotografia. Quale deve essere la sensazione muscolare e fisica di un uccello in volo. La sua. Mentre nuota spinge l’acqua, sente la pressione che esercitano le sue mani sul fluido e così deve essere per gli uccelli, spingono l’aria e a causa della densità delle loro ossa – molto minore di quella degli umani – devono esercitare una pressione molto simile a un nuotatore. O a una nuotatrice, nel caso specifico. Si vede donna uccello volare, sospesa in alto. E ancora meglio in immersione totale, nuota completamente sott’acqua, ecco come se fosse circondata dall’aria, donna uccello che vola, si libra in orizzontale e poi scende un po’ verso la terra. E l’occhio dell’uccello invece no, l’occhio è come il nostro per l’aria quindi in acqua dovrebbe essere quello di un pesce, un pesce volante. Il desiderio umano di volare non è più un sogno è qui, in acqua concreto, qui guardate, ascoltate – una specie di frenesia la prende, la scoperta rischia di sopraffarla. L’equivalenza fra nuoto e volo l’ha presa alla sprovvista, adesso esagera, cerca di sentire la spinta di Archimede e si convince di sentirla sotto la pancia. Sotto la pancia o sotto tutto il corpo, vede il proprio corpo più chiaro davanti e più scuro dietro, come se il sole l’avesse presa sempre e solo alle spalle. E davanti invece fosse stata sempre all’ombra, sdraiata in volo, ecco perché gli uccelli sono più scuri dietro. Il processo sembra non avere limite, i pensieri scorrono e sottolineano il suo sorriso.  

Nella corsia accanto le giovani ragazze dell’agonismo raggiungono nuovi tempi, allenano gli organismi, si concentrano sul respiro. Altra razza, forse aquile. O forse no.

 da “La macedonia” di Francesca E. Magni

gennaio 15, 2010 Pubblicato da forzaelettromotrice | scritte | | Ancora nessun commento.

adieu

Ma Nuit Chez Maud

gennaio 11, 2010 Pubblicato da forzaelettromotrice | 1 | | Ancora nessun commento.

teatro poetico del movimento

 RAMI

“sempre più senza senso tutto mi sfugge meno che la vicinanza degli altri” Giorgio Rossi

gennaio 9, 2010 Pubblicato da forzaelettromotrice | forme, numeri, sconfinamenti | | Ancora nessun commento.

stars

immagine: The Sun’s Chromosphere

musica: Stars (Bobby Mc FerrinYo Yo Ma)

dicembre 29, 2009 Pubblicato da forzaelettromotrice | sconfinamenti | | 3 commenti

Tentativo

La parola “dimensione” non mi piace. Inizia e finisce male e i significati che evoca sono ormai lisi, o almeno, a me sembra così.

Sarebbe bello raccogliere qui poesie che iniziano con lei.

Una sfida impossibile?

dicembre 22, 2009 Pubblicato da forzaelettromotrice | numeri, sconfinamenti, scritte | | 19 commenti

dimensione

2

dimensione di me nessuna mansione

o compito che si possa

che si addica, che si additi

dia adito a

un malcapitato economico

non dico di no, però

si schianta su generazioni di gente

numerici, plurimi

sono i ruoli senza interpreti alcuni

l’assenza di volto dall’umano

è presente riempimento di vuoto

concretezza e realtà

soprattutto volgare.

3

dimensione da circo

l’incubo di bimba incapsulata sotto al rosso

alla segatura nel buio.

Freddo osseo e soffosfondo di banda

animale

4

dimensione e geometria mentale

il prossimo saggio

intere fratte non finite

spingono sotto alle dita

l’autore si sforza di schiarire

avvicinare – ammansire 

l’impensato

io lettore lo attendo

ignara

lui corregge, cifra

risnoda, frigge alquanto

lei fraseggia, spezza

rimuove, passa.

forse nella stessa direzione

5

dimensione pioggia radente

spiazza l’animale crudo perché vivo

diagonali tracciate nell’aria, ali di vento.

freddo caduco nei miei rimproveri

ipotesi di schegge da pazzi

ipotesi di spiagge pulite

mi intossico sotto sforzo,

recrimino l’aria obbligata, l’uomo nero

il microcriminale che aspiro

dal piombo al sottile polveroso

il passo non mi sembrava così breve

c’è voluta quasi una vita,

cruda.

6

dimensione acquatica

irrespirabile

cloro o sale

acustiche altre

diversi terreni, tridimensionali,

avvolgono l’essere

e lo trasformano

7

dimensione men

a new

lo ascolto alla radio

o inceppo nel video

come la carta stagna

sfrigola e luccica

lo accartoccio

8 

dimensione piccola

fine e inizio di se stessa

guarda l’alto l’altissimo

sbadiglio o stupore?

piccoli disegni su fogli grandi

con matite e punte

con le dita

stropiccia nuvole di polveri colorate

su cartoncini e nastri

dissimula bene fra le fessure dei libri

nasconde segretissimi sotto cassettoni

così piccoli da sparire

poi scopre qualcosa

di ancora più piccolo

dicembre 19, 2009 Pubblicato da forzaelettromotrice | sconfinamenti, scritte | | 2 commenti

poesia

 

dimensione da cercare perché è qui accanto

forse la vedi forse no

passa emerge sommersa e io qui con lei

c’è o no, sì e no

la calma di una pozza

non ancora vicina ma presente

come quella signora nera.

io non so perché la vedono femmina la morte.

materia senza genere

di cose del.

Non è un ragionare

È un singhiozzo perso

[ho rubato il quadro a Elio Copetti]

dicembre 16, 2009 Pubblicato da forzaelettromotrice | scritte | | Ancora nessun commento.

un grande domino

“Aspettare significa essere attivo o passivo?”

“La mia esistenza è il prodotto di diverse cause o lo scatenarsi di una serie di effetti?”

“Tutti i giorni noi agiamo, in ogni momento provochiamo egli effetti intorno a noi.
Ma spesso non ne siamo coscienti. Allo stesso modo, dimentichiamo tutto quello che ci ha generati, che ci fa vivere o ci trasforma, perché troppe cose, troppe ragioni diverse contribuiscono alla nostra esistenza, al nostro modo di essere. Viviamo in un grande domino, una lunga catena molto complessa dove niente accade per caso, niente avviene senza conseguenze e tutto alla fine sembra collegato. Ognuno di noi dipende dalle cose e dalle azioni degli altri, a tal punto che a volte ci chiediamo dove stia la nostra libertà”.

da “Il Libro dei grandi contrari filosofici

ringrazio Valentina per avermi fatto conoscere i libri di Oscar Brenifier e Jacques Després

dicembre 5, 2009 Pubblicato da forzaelettromotrice | forme, sconfinamenti, scritte | | 2 commenti

filigrane e frammenti

Metta a verbale la mia confessione: sono uno studioso di scienze naturali, ma non sono un materialista. Cosa sono, non lo so ancora. Ad ogni modo ritengo che non solo lo spazio e il tempo, ma anche la stessa materia sia opera della cooperativa di produzione Senso & Ragione. Il mio mondo non è composto di oggetti tangibili, ma di processi complessi. Tutte le condizioni e tutti i decorsi vi sono compresi allo stesso tempo e quindi in nessuno. Ciò che ne vediamo sono frammenti. Fotogrammi di una pellicola che vengono fatti sfilare sul proiettore temporale sistemato dietro la nostra fronte. Ci mostrano la realtà come danza di cose concrete.
Faccia questo esperimento, Schilf. Prenda la macchina fotografica. Si installi di notte sul tetto di un grattacielo. Imposti un’esposizione di vai secondi e fotografi un incrocio stradale. Cosa vede? I fari delle auto e dei tram in forma di tratti rettilinei od ondulati. Un reticolo di linee. Maggiore è l’esposizione e tanto più fitta risulta la rete.
E adesso prenda questa tazza da tè. Si immagini di poterla fotografare dall’alto impostando un’esposizione di un milione di anni. Non otterrebbe una tazza, ma un intreccio impenetrabile. Una macchia chiara al centro e sfrangiata ai bordi, dove il caolino si forma nel terreno. Tutt’intorno le tracce delle persone che estraggono il caolino e lo trasformano in porcellana. Il farsi della tazza. Il suo trasporto. Il suo uso. Il suo decadimento. Il ritorno in circolo dei suoi componenti. Distinguerà anche – siamo molto in alto, la osserviamo da un’estrema prospettiva a volo d’uccello – le storie di nascita e morte di tutte le persone coinvolte nella fabbricazione e nell’utilizzo della tazza. E inoltre le filigrane di quegli esseri e oggetti che hanno avuto, hanno o avranno a che fare con la gente della tazza. Nonché con i suoi antenati e discendenti e così via. Vedrebbe – no, non guardi da un’altra parte, guardi la tazza! – vedrebbe che questa tazza è collegata a tutto al di là dei confini del tempo e dello spazio, perché tutto è parte di un unico e solo processo. E se adesso potesse impostare il tempo di esposizione su infinito e la distanza altrettanto, scorgerebbe la realtà così com’è. Una confluenza aspaziale e atemporale.

da “Un semplice caso crudele” di Juli Zeh (titolo originale “Schilf“)

novembre 23, 2009 Pubblicato da forzaelettromotrice | forme, sconfinamenti, scritte, teiere | | Ancora nessun commento.