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pourquoi il y a quelque chose plutôt que rien? (Leibniz)

teiere e collezionismo

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“[…] Benjamin uscì a fare una passeggiata. Com’era sua abitudine prese una direzione a caso, affidandosi poi al capriccio ogni volta che doveva scegliere fra due o più strade […]. Era un uomo lento e tormentato continuamente dal dubbio, un uomo distratto e dispersivo, erratico e smarrito, lo sapeva bene: almeno che si trasformassero in virtù, i suoi caratteri, fossero assecondati fino a divenire sguardo rivelativo sul mondo, come una forma di interrogazione o di invito. E il mondo non mancava mai di offrirgli qualcosa di nuovo, qualcosa di vecchio in realtà, che apparendogli in una stagliata solitudine gli si rivelava, appunto, si imponeva come oggetto magico o evento rivoluzionario, in ogni caso come qualcosa di discontinuo alla catena delle cose mondane. Per questo il suo spirito anelava disperatamente all’obsolescenza e al detrito, per questo il collezionismo era il suo modo di essere filosofo, per questo l’esattezza del caso, dopo mille ambagi, lo conduceva sempre al Mercato delle Pulci di Porte de Clignancourt o alla fiera di Porte d’Orleans, ai rigattieri del Marais o ai bouquinistes del lungosenna. L’aura! Ma l’aura non era legata solo al prestigio dell’artefice e alla ritualità dell’esperienza estetica antica: aura era anche l’inutilità stessa degli oggetti strappati al loro contesto originario e finalmente liberati dalla dura necessità di servire, aura fatta di un nuovo senso insensato che soffiava come un vento d’apocalisse contro il crasso automatismo della percezione moderna e invertiva il corso del tempo […]
Sì, la chiacchiera degli uomini aveva ormai raggiunto livelli inaccettabili di confusione e frastuono, l’unico modo per restaurare una grammatica umana era dare voce alle cose […]”

Michele Mari
Tutto il ferro della Torre Eiffel

aprile 6, 2009 Posted by | scritte, teiere | 4 commenti