fem

pourquoi il y a quelque chose plutôt que rien? (Leibniz)

Buon Natale

Solsbury Hill

di Peter Gabriel (1977)

 

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Climbing up on Solsbury Hill
I could see the city light
Wind was blowing, time stood still
Eagle flew out of the night
He was something to observe
Came in close, I heard a voice
Standing stretching every nerve
Had to listen had no choice
I did not believe the information
I just had to trust imagination
My heart going boom, boom, boom
“Son”, he said “grab your things,
I’ve come to take you home.”

To keepin’ silence I resigned
My friends would think I was a nut
Turning water into wine
Open doors would soon be shut
So I went from day to day
Tho’ my life was in a rut
Till I thought of what I’d say
Which connection I should cut
I was feeling part of the scenery
I walked right out of the machinery
My heart going boom, boom, boom
“Hey,” he said “grab your things,
I’ve come to take you home.”

When illusion spin her net
I’m never where I want to be
And liberty she pirouette
When I think that I am free
Watched by empty silhouettes
Who close their eyes but still can see
No one taught them etiquette
I will show another me
Today I don’t need a replacement
I’ll tell them what the smile on my face meant
My heart going boom, boom, boom
“Hey”, I said, “you can keep my things, they’ve
come to take me home.”

la canzone 

dicembre 25, 2008 Posted by | sconfinamenti | 3 commenti

Il labirinto

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Questo è il labirinto di Creta. Questo è il labirinto di Creta il cui centro fu il Minotauro. Questo è il labirinto di Creta il cui centro fu il Minotauro che Dante immaginò come un toro con testa di uomo e nella cui rete di pietra si persero tante generazioni. Questo è il labirinto di Creta il cui centro fu il Minotauro che Dante immaginò come un toro con testa di uomo e nella cui rete di pietra si persero tante generazioni come Marìa Kodama ed io ci perdemmo. Questo è il labirinto di Creta il cui centro fu il Minotauro che Dante immaginò come un toro con testa di uomo e nella cui rete di pietra si persero tante generazioni come Marìa Kodama ed io ci perdemmo quel mattino e seguitiamo a perderci nel tempo, quest’altro labirinto.

Jorge Luis Borges

immagine rubata a Elio Copetti

dicembre 20, 2008 Posted by | 1 | 3 commenti

poesia di Roberto Roversi

roversi

Immagini di repertorio

La cometa di Halley
portò la sabbia del cielo fra le mie
mani così ho ascoltato per la prima volta il tempo
che mi diceva aspetta
                        ancora tutto non è compiuto
ho attraversato per brevi momenti un deserto
quieti erano all’ombra i tre cammelli che si riposavano
poi tutto accadde o potè accadere
in quella successione di ore.
E’ stato luminoso il lampo del faro
fino a che la corrente l’ha aiutato
– l’occhio dell’uomo superstite di un’antica razza
riteneva quel muro una reggia
non certo un luogo di relegazione –
sul cuore del mare calò la sera intera e
un marinaio tornava a contare le stelle da sud a nord.
Erano tempi antichi.
Oggi la sonda avanzerà. Le ombre eventuali. Le asperità…
Il nucleo la coda l’inizio della coda
a mezzo milione di chilometri
con trentasei paesi collegati
cento miliardi di comete intorno al sole.
Per il momento non polveri. Le polveri in movimento
sono molto fini.
La terra il sistema solare in formazione.
Una nube collassa verso il centro
                               dove sta il sole
                               il rosso s’accende, si accendeva
                               la nube che era
                               fra le stelle
                               viene aspirata dai pianeti.
                               Ecco la terra
                               i crateri formati dai meteoriti
                               che col tempo sono cancellati
                               dalle tempeste vive.
FASE FINALE
aspettiamo il susseguirsi degli eventi
ancora non si hanno notizie
se si sono incontrate onde
particolari e violente
Ultimo minuto (la regìa mi sente?)
possiamo mandare il traduttore
                               sulla via internazionale?
Questo è il giorno in cui Hitler, rispondeva la voce,
è partito per le ferie
d’estate.
Non ho fame diceva
il bambino fermo al semaforo.
Com’era lontano il mondo vecchio
e noi già seduti sopra la luna.
L’età del ciclostile è finita.
Compagna di battaglie
che giorni e giorni e tempeste di albe
abbiamo vissuto
quante rondini abbiamo contate in volo
prima che cadesse l’inverno.
Quante ombre possiamo ricordare.
Era come salire le scale
                                da piano a piano
le scale portavano al tetto
lì uccelli immobili
masticavano il cielo.
LE NUBI DEL TRAMONTO CADEVANO A PEZZI.

 

tratto da Roberto RoversiTre poesie e alcune prose” a cura di Marco Giovenale, Luca Sossella Editore.

[segnalo anche l’articolo sull’audiolibro “Per impervi sentieri“]

dicembre 15, 2008 Posted by | sconfinamenti, scritte | 1 commento

fiore sole cuore e…

… amore

disegno

dicembre 12, 2008 Posted by | 1 | 8 commenti