fem

pourquoi il y a quelque chose plutôt que rien? (Leibniz)

aestella

aestella,

ti scrivo da questo angolo siderale, dove tutte le cose che guardo rimpiccioliscono, come avessi un nuovo difetto agli occhi. Ma ho timore che gli occhi non c’entrino nulla o, se c’entrano, non vogliono più affacciarsi ai perimetri della realtà. Deve essere una forma di protezione per poter comprendere almeno qualcosa di ciò che mi accade, allontanandomene, ed invece di metterlo a fuoco, come si farebbe con una foto per svelarne gli sfondi, tutto mi appare minuscolo, tutto nello sfocato secondo piano che è l’unico che riesco a sopportare. Bruscolini, sassolini di mare, come ho letto stamattina: tutto vorrei frantumare nella loro dimensione. Così banale il mio tentativo di poter per lo meno tenere qualcosa di raccolto, senza affaticarmi, senza ferirmi o spezzarmi la schiena. Non è un’impresa che riesca del tutto. Per quanto tenti di rendere a misura di mano o di punta di dita l’amore, l’amore richiede due mani, due braccia, due occhi aperti, e un corpo forte, e un corpo cedevole, e pensieri grandi e pensieri miseri, e richiede ogni parte di me.

Daniela Andreis, incertieditori

dicembre 23, 2012 Posted by | scritte, Special Guest: Coniglio | 2 commenti

io quella volta che ho aperto gli occhi sul mondo

 ecco una poesia che ho ricevuto in regalo da Harvey, il coniglio di Amelia1

io quella volta che ho aperto gli occhi sul mondo

io quella volta che ho aperto gli occhi sul mondo
e il mondo ha aperto i suoi occhi su di me
ci siamo entrambi intimoriti.
a me è sembrato una
fronda
qualcosa che luccicava con un niente di sole
un ninnolo di luce;
mi è sembrato una palla da cortile

io quella volta che ho aperto gli occhi sul mondo
il mondo misurava, a spanne, sì e no due braccia amate
rami flessuosi, nodi invisibili
altalene del cuore

io quella volta che ho aperto gli occhi sul mondo
il mondo era vestito da spauracchio
con l’alito di un drago verde
e mi bruciava dentro
ero rovente
ero una brace

io quella volta che ho aperto gli occhi sul mondo
mi sentivo impreparata a guardarlo così da vicino
senza poterlo davvero toccare
come il riflesso sullo specchio della finestra;
in inverno, ci ho disegnato sopra
la bocca di un uomo che si era affacciato
e l’ho baciata attraverso

io quella volta che ho aperto gli occhi sul mondo
il mondo era sempre lì e non abbassava lo sguardo
e si è perso nei miei occhi di lago
come si perde un innamorato.

giugno 2, 2008 Posted by | scritte, Special Guest: Coniglio | 19 commenti