fem

pourquoi il y a quelque chose plutôt que rien? (Leibniz)

ombre

“Nella notte inesorabile dello scantinato, Arvind Acharya si infatuò della propria ombra. Si aggirava nell’ambiente con l’esilarante sensazione di essere uno spettro bidimensionale. Disponeva le lampade da tavolo in vari modi sul bancone per vedersi sulle pareti e sul pavimento in scale sproporzionate. Non riusciva quasi mai a staccare lo sguardo dalla propria ombra, perché era affascinato dall’idea che quelle immagini illusorie avessero i suoi stessi ricordi e le sue stesse teorie. E la stessa moglie. Astutamente, le ombre gli chiesero perfino di riconoscere loro lo status di creature reali, visto che in ogni caso la realtà era una mera percezione dell’occhio. Così glielo concesse. Si moltiplicò mediante le sue ombre e sedette in mezzo a loro, pacificato dalla consapevolezza che esisteva qualcuno che era esattamente come lui, che lo capiva e che addirittura lo amava.”

Manu Joseph, “Il gioco di Ayyan

dicembre 27, 2011 Posted by | scritte | 8 commenti

io non temo più

 

Lassi, piangiamo, oimè! ché l’empia Morte
N’ha crudelmente svelta una più santa,
Una più amica, una più dolce pianta
Che mai nascesse; ahi nostra triste sorte!

Ahi! del Ciel dure leggi, inique e torte
Per cui sì verde in sul fiorir si schianta
Sì gentil ramo; e ben preda altra e tanta
Non rest’all’ore sì fugaci e corte.

Or poi che ‘l nostro segretario antico
In ciel ha l’alma e le membra sotterra,
Morte, io non temo più le tue fere arme.

Per costui m’era ‘l viver fatto amico;
Per costui sol temea l’aspra tua guerra;
Or che tolto me l’hai, che puo’ tu farme?

Ludovico Ariosto, sonetto XXXVI

dicembre 23, 2011 Posted by | 1 | Lascia un commento