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pourquoi il y a quelque chose plutôt que rien? (Leibniz)

L’orizzonte

Labirinto di Michelangelo Pistoletto

“Il piccolo Billy Twilling salì a bordo di un Sony 747 diretto verso una terra lontana. Questo si sa per certo. Che salì sull’aereo. L’aereo era un Sony 747, come indicato sull’aereo stesso, ed era previsto che arrivasse in un luogo prestabilito un certo numero di ore dopo il decollo. Questa parte è comprovata, solida come roccia (khalix, calculus), vera come il numero uno. Davanti c’era però l’orizzonte sonnolento, pulsante fra polvere e fumi, una finzione i cui limiti erano determinati dalla prospettiva individuale, un po’ come quelle quantità immaginarie (la radice quadrata di meno uno, per esempio) che conducono a dimensioni nuove.”
(Capitolo primo, “La stella di Ratner“, Don DeLillo, 1976)

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giugno 14, 2011 Posted by | numeri, scritte | Lascia un commento

valenze impensate

A proposito di collina: non credo di avertelo mai detto, ma un giorno mi capitò di intervistare per un programma radiofonico un geologo. Il geologo mi doveva parlare del sottosuolo. Aveva mappe in cui si vedevano cataclismi giù sottoterra, dove la crosta terrestre si spacca contro se stessa. In una di queste, grande, che quasi occupava tutta la parete, era rappresentata in sezione verticale la vicissitudine tettonica che dalla cima delle Alpi sprofonda sotto la pianura, come in un mare. Molto giù in questo abisso la linea si spacca e blocchi di proporzioni formidabili si accatastano fratturati, gigantesche montagne del sottosuolo. Il deposito alluvionale che è la pianura ricopre come un intonaco lisciato questi sconquassi, ma appare già nella rappresentazione grafica come qualcosa di soffice, plastico e addirittura volatile, nel momento in cui la spinta sottostante dovesse mai scatenarsi in una crisi.
La rilevazione in profondità è stata fatta traducendo i segnali delle onde sismiche, dei loro rimbalzi e del loro propagarsi nella materia. In questo nuovo, per me, contesto, l’ambiente e i panorami consueti in cui vivevo acquistavano valenze impensate. Per farla breve, il geologo mi spiegò che la collina torinese non appartiene al sistema delle Alpi, ma a quello degli Appennini. Mi disse inoltre che un tempo il fiume Po non seguiva il percorso attuale, che a Torino passa appunto ai piedi della collina, bensì uno più diretto che tagliava fuori il luogo su cui poi sorse la nostra città.
Il geologo mi disse che la pianura a un certo punto si inclinò e il fiume deviò aprendosi il bypass che oggi è il suo percorso. E che questo movimento continua e che la pianura si sta flettendo ed è per questo che Venezia scende: scende tutta la pianura e ciò che ci galleggia sopra.

Dario Voltolini,Foravìa

giugno 4, 2011 Posted by | scritte | Lascia un commento