fem

pourquoi il y a quelque chose plutôt que rien? (Leibniz)

aforisma d’artista

identità e lavoro: gli umani sono quello che fanno. Gli umani artisti fanno quello che sono.

link alla teiera: http://www.joanavasconcelos.com/det_en.aspx?f=2233&o=2085

ottobre 13, 2012 Posted by | teiere | 3 commenti

bianca teiera

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(3-5 minuti di infusione)

febbraio 12, 2010 Posted by | teiere | 3 commenti

filigrane e frammenti

Metta a verbale la mia confessione: sono uno studioso di scienze naturali, ma non sono un materialista. Cosa sono, non lo so ancora. Ad ogni modo ritengo che non solo lo spazio e il tempo, ma anche la stessa materia sia opera della cooperativa di produzione Senso & Ragione. Il mio mondo non è composto di oggetti tangibili, ma di processi complessi. Tutte le condizioni e tutti i decorsi vi sono compresi allo stesso tempo e quindi in nessuno. Ciò che ne vediamo sono frammenti. Fotogrammi di una pellicola che vengono fatti sfilare sul proiettore temporale sistemato dietro la nostra fronte. Ci mostrano la realtà come danza di cose concrete.
Faccia questo esperimento, Schilf. Prenda la macchina fotografica. Si installi di notte sul tetto di un grattacielo. Imposti un’esposizione di vai secondi e fotografi un incrocio stradale. Cosa vede? I fari delle auto e dei tram in forma di tratti rettilinei od ondulati. Un reticolo di linee. Maggiore è l’esposizione e tanto più fitta risulta la rete.
E adesso prenda questa tazza da tè. Si immagini di poterla fotografare dall’alto impostando un’esposizione di un milione di anni. Non otterrebbe una tazza, ma un intreccio impenetrabile. Una macchia chiara al centro e sfrangiata ai bordi, dove il caolino si forma nel terreno. Tutt’intorno le tracce delle persone che estraggono il caolino e lo trasformano in porcellana. Il farsi della tazza. Il suo trasporto. Il suo uso. Il suo decadimento. Il ritorno in circolo dei suoi componenti. Distinguerà anche – siamo molto in alto, la osserviamo da un’estrema prospettiva a volo d’uccello – le storie di nascita e morte di tutte le persone coinvolte nella fabbricazione e nell’utilizzo della tazza. E inoltre le filigrane di quegli esseri e oggetti che hanno avuto, hanno o avranno a che fare con la gente della tazza. Nonché con i suoi antenati e discendenti e così via. Vedrebbe – no, non guardi da un’altra parte, guardi la tazza! – vedrebbe che questa tazza è collegata a tutto al di là dei confini del tempo e dello spazio, perché tutto è parte di un unico e solo processo. E se adesso potesse impostare il tempo di esposizione su infinito e la distanza altrettanto, scorgerebbe la realtà così com’è. Una confluenza aspaziale e atemporale.

da “Un semplice caso crudele” di Juli Zeh (titolo originale “Schilf“)

novembre 23, 2009 Posted by | forme, sconfinamenti, scritte, teiere | Lascia un commento

Il tè di gelsomino

cioncionblu

Continuando a camminare lungo la stradina dei lillà trovarono un’altra casetta dipinta di rosso, di blu, di uccellini e di fiori, con un’insegna che diceva: “Pao Ciao – Pittore di cose vere“.
Il giardinetto era pieno di bambù e di campanelline bianche e rosa di convolvoli. Nel giardino c’era anche un roccione alto e scuro da cui precipitava una cascata d’acqua spumeggiante.
Vicino alla cascata c’era un pittore distratto, con un berrettone rosso che gli scendeva su un orecchio, che si agitava davanti a un cavalletto su cui era fissato un lungo foglio di carta. Con tanti pennellini e con tanti colori, il pittore dipingeva una casetta rossa e blu, con un giardinetto pieno di bambù e convolvoli in cui c’era una roccia con una cascata.
– Signor pittore, – gli chiese Cion con rispetto, – non hai mica una bella tazza di tè di gelsomino per l’imperatore mio amico?
– Non ne ho. – rispose il pittore senza voltarsi, – Però se vuoi posso dipingerla.
– Non è mica lo stesso, – osservò Cion Cion Blu.
E’ lo stesso, – protestò il pittore seccato, – perchè la dipingo così bene che poi è come se ci fosse veramente.
– E si può anche berla? – domandò Cion un po’ incredulo.
– E si può anche berla, – disse il pittore.
Prese un altro foglio di carta e in un momento dipinse una bella tazza turchina piena di un liquido bollente; era talmente bollente che il vapore bagnava tutta la carta.
– Ecco, – disse il pittore.
Staccò la tazza dalla carta e la porse a Uei Ming.
L’imperatore ne bevve un piccolo sorso poi cominciò a protestare: – Ma questo non è tè di gelsomino, è aranciata!
– E’ aranciata! – disse Cion Cion Blu tutto contento, – dalla a me.
Prese svelto la tazza e se la bevve tutta leccandosi le labbra.
– E’ buonissima, – disse. – E’ buona come quella che mi preparo io alla mattina.
Il pittore era contrito e teneva gli occhi bassi.
– Scusatemi, – disse. L’ho dipinta sbagliata. Non sono mai riuscito a dipingere il tè di gelsomino. Non so perchè. Non so perchè. Se volete vi posso dipingere una tazza di salsa di pomodoro.
Cion chiese all’imperatore:
– Ti va bene la salsa di pomodoro?
– No, no – rispose Uei Ming; – ho proprio voglia di un po’ di tè di gelsomino.

dal capitolo quinto di “Cion Cion Blu” di Pinin Carpi

ottobre 28, 2009 Posted by | 1, scritte, teiere | 3 commenti

teiere e collezionismo

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“[…] Benjamin uscì a fare una passeggiata. Com’era sua abitudine prese una direzione a caso, affidandosi poi al capriccio ogni volta che doveva scegliere fra due o più strade […]. Era un uomo lento e tormentato continuamente dal dubbio, un uomo distratto e dispersivo, erratico e smarrito, lo sapeva bene: almeno che si trasformassero in virtù, i suoi caratteri, fossero assecondati fino a divenire sguardo rivelativo sul mondo, come una forma di interrogazione o di invito. E il mondo non mancava mai di offrirgli qualcosa di nuovo, qualcosa di vecchio in realtà, che apparendogli in una stagliata solitudine gli si rivelava, appunto, si imponeva come oggetto magico o evento rivoluzionario, in ogni caso come qualcosa di discontinuo alla catena delle cose mondane. Per questo il suo spirito anelava disperatamente all’obsolescenza e al detrito, per questo il collezionismo era il suo modo di essere filosofo, per questo l’esattezza del caso, dopo mille ambagi, lo conduceva sempre al Mercato delle Pulci di Porte de Clignancourt o alla fiera di Porte d’Orleans, ai rigattieri del Marais o ai bouquinistes del lungosenna. L’aura! Ma l’aura non era legata solo al prestigio dell’artefice e alla ritualità dell’esperienza estetica antica: aura era anche l’inutilità stessa degli oggetti strappati al loro contesto originario e finalmente liberati dalla dura necessità di servire, aura fatta di un nuovo senso insensato che soffiava come un vento d’apocalisse contro il crasso automatismo della percezione moderna e invertiva il corso del tempo […]
Sì, la chiacchiera degli uomini aveva ormai raggiunto livelli inaccettabili di confusione e frastuono, l’unico modo per restaurare una grammatica umana era dare voce alle cose […]”

Michele Mari
Tutto il ferro della Torre Eiffel

aprile 6, 2009 Posted by | scritte, teiere | 4 commenti

teiera bimba

teiera_bimba

A volte,
quando piove,
Lulù rimane
a casa e
la mamma
le lascia
provare le
sue scarpe!

“Le mie scarpine” di Camilla Reid

marzo 10, 2009 Posted by | scritte, teiere | 3 commenti

teiera tostapane

teiera-tostapane

marzo 10, 2009 Posted by | teiere | 1 commento

teiera accartocciata

teiera_accartocciata

marzo 8, 2009 Posted by | teiere | 3 commenti

teiera origami

teiera_origami

marzo 7, 2009 Posted by | teiere | Lascia un commento

segnalibro teiera

segnalibro

marzo 6, 2009 Posted by | teiere | 6 commenti