fem

pourquoi il y a quelque chose plutôt que rien? (Leibniz)

Tanguy

Oggi esce Tanguy, la figurina di cartone che sorvola Lisbona… disegnata da Barbara Garlaschelli.

in un racconto su S-Diario che avevo iniziato a scrivere con Andrea Blasina

Tanguy

Annunci

ottobre 28, 2014 Posted by | scritte, Special Guest Efialte | Lascia un commento

Tragedie

   "V'è fra gli uomini un detto antico molto,
   che di nessuno tu potrai la vita
   conoscer mai, se fu felice o trista,
   prima che muoia."

Sofocle: Trachinie

fiore

Ondata di affetto e dolore per la scomparsa di Andrea Blasina

Oggi avrebbe compiuto la mia età.

dicembre 2, 2013 Posted by | Special Guest Efialte | 3 commenti

cinque e non più cinque

Sono un Cinque

col suo basco

così pingue

ma non casco.

.

Sono gli ossi 

della mano

e la stella

sulla costa, sulla vasca.

.

Sono cinque

  • il Pentateuco –

sono cinque

le stagioni?

.

Cinque formano un presepe –

tre più il bue,

più l’asinello.

Sono il cinque, sono bello.

.

1. Un amore di Swann

Sul mio bilico non statico ma stabile

in questo tipo di pornografia

risultando il mio amore inoperabile

non resta che la chemioterapia.  

.

2. Dedica

Ad A., da A., adatto contrassegno

di reciproca immensurata stima:

mio coetaneo, o di poco più vecchio…

ma come firmo attraverso lo specchio?

.

3. Amori chimici

Michelle, ma belle:

sono effetti del Docetaxel, ma Michelle.

Michelle, è uguale

l’anello è infinità poligonale

tondo a tutti i lati

domare e incatenare col Cisplatino.

non l’adamante, amante.

Sont les mots qui vont très bien ensemble…

.

4. E tu?

E tu, che quasi mi dimenticavo,

tu timido recluso del mediastino

il più goffo tra i figli di Carcìno,

chi cazzo sei? Che vuoi? Vattene via.

Esci da questo corpo, mio schifoso

gemello, mio complemento a zero. 

Togliti quell’anello. Ti sembri bello?

Non più dei figli idioti della carbonaia.

Levamiti di dosso, parassita. Squamosi

ossi di seppia, carcinomi, cancri!,

lo dico con le buone, siate buoni.

Questo è il mio corpo. Fuori dai coglioni.

cinque poesie da Andrea Blasina

maggio 25, 2011 Posted by | scritte, Special Guest Efialte | 1 commento

intersezioni celesti

azur

 

un anno fa, la canzone di Efialte musicata dal sergente Pepper…. (si ascolta qui)

luglio 1, 2009 Posted by | forme, numeri, sconfinamenti, scritte, Special Guest Efialte | 2 commenti

Parole e musica

di Andrea Blasina:

 

Posso scalare sette montagne
posso salire al settimo piano
posso calarmi sette lasagne
posso star fermo e andare lontano
sentendo scorrere ogni secondo di sette ore
se c’è un’amica che chiamo amore.

 

Posso aspettare il giorno che viene
essere solo e sentirmi insieme
e stare bene e non stare male
ridere forte, passarti il sale
facendo andare la vita senza dolore
se c’è un’amica che chiamo amore.
.
Posso ascoltarti quando mi senti
e innamorarmi di un tuo sbadiglio
posso star sveglio se ti addormenti
scegliendo il nome del terzo figlio
mischiare la malizia col pudore
se c’è un’amica che chiamo amore.
 
.
Posso contare tutte le stelle
e corteggiare le sette sorelle
e raccontare anche questa storia
senza aspettarmi una fine in gloria:
muovermi senza sapere dov’è il motore
se c’è un’amica che chiamo amore.
.
Posso convivere col tuo peccato
che è senza dubbio originale
e condividere non invitato
la conoscenza del bene e del male
ed aspettare le campane o l’esplosione
se c’è un’amica che chiamo amore
.
ed aspettare sorridendo le campane o l’esplosione
con la mia amica che chiamo amore.

giugno 30, 2008 Posted by | sconfinamenti, scritte, Special Guest Efialte | 13 commenti

è passato ieri

di Andrea Blasina

* Saliva un uomo da Gerico a Gerusalemme. Incrociò un passante, e volle derubarlo. Anzi, in realtà desiderò colpirlo, fargli del male, buttarlo a terra. Questo fece, e il furto fu un pretesto.
* Assassinato, o quasi, il passante gorgogliava bollicine di sangue e saliva sulla sabbia. L’uomo continuò la sua salita, in mano un sacchetto di monete e il berretto bruno, che gli era piaciuto.
* Passarono persone, videro il passeggero a terra nel sole, nel sangue e nella sabbia, e tirarono diritti. Passò un fariseo, passò un levita, e poi, verso sera, persino un samaritano stanco.
* Il samaritano osservò l’uomo, e c’era già più fresco, e i cani selvatici scendevano dai picchi, occhi rossastri, e mentre passava via lasciò un sussurro:
* «Ti ci sarebbe voluto un samaritano buono: ce n’era uno, ma è passato ieri».

giugno 8, 2008 Posted by | scritte, Special Guest Efialte | 20 commenti

Sensi inversi

kurosawa_sogni.jpg

. 

La volpe, nei molti dialetti del sardo, ha molti nomi, e il lessico alla fine, tratto da questo sito, lo mostra.
Oggi un naturalista parlava del nome “mariane”, maschile: “su mariane” definisce, appunto, la volpe nella Sardegna centrale e sud-occidentale. Dice il naturalista venire uesto nome della volpe dal Giudice di Arborea Mariano IV , vissuto nel quattordicesimo secolo. Persona abile, gran politico e quindi furbissimo: strano invero, e notabile, che alla volpe diano nome gli uomini, che si dica insomma non che Achille è ‘un leone’, preferendo dare al leone dell’Achille.
Sul nominare come atto umano e scientifico, ecco, c’è da dire.

volpe sf. zool. (Vulpes vulpes) [fox, renard, zorro, Fuchs] matzone m., mariane m., margianu m., marjane m., marzane m. (da Mariane, nome di numerosi Giudici sardi), lodde m., grodde -u m. (probm. prerom.), coccolodde m., gurpe, ulpe , vulpe (ant.; lat. VULPES), zoseppe m. (it. Giuseppe), arese, rese, arrese (probm. lat. RES), fraitzu m. (it. fra’, frate), rusta (probm. prerom. – DES I, 438), cane areste m., cumonarzu m., bonaucca, buccamala m., bonanca m., animale m., mastru Zoseppe m., zoseppe ruju m., compare Zoseppe m., compare Giommaria m., giommaria m., mastinu m., coette m. (sp. cohete), pesta -e (it. peste), peicanu m., leori m., malussiosu m., mastana, mastanu m., maglianu (L), marjane m., margiane m., mariane m., marzane m., matzone m., grodde -o m., lodde m., loddosu m., loddasu m., gurpe, upre, urpe, pesta, rese, rusta,  tziu Zoseppe m., zoseppe  m., zoseppe rùbiu m., zoseppone m., leori m., bèstia maladitta, buccamala m., codospo m., rustone m., gradesu m. (N), margiani m., mragiani m., mraxani m., mergiani m., mrexani m., mraxai m., fraitzu m., fraissu m., fraitza, fraìccia, liori m., grupi, pesta, arresi, gallitzu m., gallissi m., callitza, matzoni m., covrori m. (C), mazzoni m. (S),  maccioni m., mazzoni (Cs) m., marianu m., lodde (Cs) m., loddi m., mastarùcula, groddu m., codabuffa m., russa, mastanu m., cumpari Ghjommaria m., bèstia mala, focu e fiamma m., urpi, vurpi (Lm) (G)
   
(Inizio fraseologia varia con traduzion italiana)
.
// matzonera (L) “trappola per v.”; ammatzonàresi (L) “porsi in agguato”; aggroddadu (L), aggroddau (N) “accucciato, accovacciato (come la v.)”; Matzone so e isco matzonare (L) “Sono una v. e so cacciare bene”; matzone m. itt. (L) “anche: ghiozzo; sic. mazzuni (Gobius minutus)”; facher su mortumariane (N) “fingere di essere morto come fa la v.”; ismargianare (N) “mettere in chiaro le frodi”; gùrpinu (N) “in colore del manto delle volpi, a macchie rosse”; margianai (C) “cacciare la v.”; margiani bécciu m. (C) “uomo astuto, furbo”; raccumandai is puddas a margiani (C) “raccomandare le galline alla v.”; margianedda zool. (C) “grillotalpa”;  margiani de mari m. itt. (Alopius vulpinus) (C) “v. di mare, mirbellia”; sbràulu m. (C) “urlo della v.”; Su margiani est infroriu (C) “dicesi della v. quando cambia il pelo in primavera”;
    
 (Proverbi sardi con traduzione italiana)

Ogni matzone ‘enit a pèrdere sa coa (prov.-L) “Ogni volpe prima o poi perde la coda”; Cane e matzone màndigan a cumone (prov.-L) “Cane e v. mangiano in comunella”; Su margiani innanti lassat sa coa che su vìtziu (prov.-C) “La v. perde prima la coda (il pelo) del vizio”; Ca nasci maccioni no mori agnoni (prov.-G) “Chi nasce v. non muore agnello”

di Andrea Blasina (Efialte)

marzo 3, 2008 Posted by | jap, scritte, Special Guest Efialte | 5 commenti

Il triforme corpo di Cristo

trisezione.jpg

Una storia del secolo IX
di Andrea Blasina (Efialte)

Pascasio Radberto e Ratramno, abate l’uno e monaco l’altro, non sono personaggi umbratili nella storia della prima metà del IX secolo, ma letteralmente dei protagonisti della «prima grande controversia eucaristica della storia» – così Stanislao Fioramonti nel libro che fa da guida in questa ricerca, vale a dire la sua edizione del De sacro altaris mysterio di Innocenzo III. Figure così importanti, Pascasio Radberto e Ratramno, da avere entrambi sostenitori e detrattori (avversario di Pascasio fu il monaco Gottescalco di Orbais, condannato al carcere per la sua teoria della duplice predestinazione al Paradiso o all’Inferno, che proprio dal carcere scrisse contro Pascasio); ebbero perfino due precursori nelle figure di Amalario di Metz e Floro di Lione, che qualche anno prima ebbero una singolare disputa che Fioramonti definisce appunto «un anticipo». Di Amalario e di Floro si tratta qui. La carriera di Amalario di Metz: alunno di Alcuino ad Aquisgrana, metropolita di Treviri, ambasciatore di Carlo Magno a Costantinopoli, e finalmente «coepiscopo» di Metz, in Lorena. Uomo di potere e di dottrina, Amalario scrisse nell’820 un Liber officialis (o De ecclesiasticis officiis), opera ponderosa – di 580 pagine l’edizione del 1948 a cura di Jean-Michael Hassens – che spiegava allegoricamente tutte le parti della Messa. L’opera dell’820 non suscitò dispute per ben quindici anni, e mi viene da pensare che sia semplicemente rimasta lì dov’era, senza suscitare grandi richieste presso i copisti.
La prima disputa eucaristica della storia, l’anticipo della grande controversia di Pascasio Radberto e Ratramno, ebbe luogo soltanto quindici anni dopo, quando Amalario, lasciata Metz, divenne arcivescovo di Lione al posto di Agobardo, l’anno 835 dopo la nascita di Cristo. E proprio a Lione viveva Floro, che nella disputa si contrappose ad Amalario, e giunse ad accusarlo di eresia: Floro «di Lione» per l’appunto, che della cattedrale di quella cità era arcidiacono.
Questo il tema della contesa lionese: in qualche parte della sua opera Amalario aveva commentato in modo allegorico la frazione dell’ostia in tre parti, dicendo «che le tre parti in cui il celebrante la riduceva rappresentavano il “triforme Corpus Christi”: quello nato da Maria Vergine e risorto, quello rappresentato dal popolo cristiano vivente (il corpo mistico di Gesù) e l’insieme dei fedeli defunti, che è parte del corpo mistico». Fu questa interpretazione a suscitare, nell’835, il ritardato «scalpore» di cui Fioramonti dà notizia.
La disputa tra Amalario di Metz e Floro di Lione ebbe una prima conclusione nell’838, quando Floro nel concilio di Quiercy «ottenne la condanna dei simbolismi di Amalario e della sua teoria sul triforme corpo di Cristo, ottenendo anche dall’imperatore il ritorno di Agobardo alla sede di Lione al posto dell’avversario».
«Ottenendo anche dall’imperatore…» è la frase su cui si può lavorare per ricostruire la seconda versione della storia di Floro e Amalario. Alla notizia della destituzione di Agobardo dall’arcivescovado di Lione, si può immaginare Floro recuperare una copia del Liber officinalis scritto quindici anni prima dal nuovo arcivescovo – l’usurpatore; e poi vedere Floro che la sera, cessati i molti uffici da arcidiacono, scruta il codex alla ricerca di qualcosa di inaccettabile, di sospetto, di scandaloso. Un Cristo triforme dovette sembrare a Floro, più che uno scandalo religioso, un’eccellente opportunità.
Si possono immaginare i tre anni di convivenza fra l’arcivescovo e l’arcidiacono della cattedrale, accusato il primo di eresia dal secondo, e costretto a difendere quella breve sezione del suo monumentale opus, a farsi paladino di un’esile struttura retorica, di una cosa che avrebbe preferito non avere scritto, e che avrebbe volentieri cancellato piuttosto che abiurarla. Alla fine Floro l’ebbe vinta, e Amalario modificò la sua posizione. Nota curiosamente Fioramonti: «Ma le accuse contro Amalario erano ingiuste, tanto che la sua espressione sul triforme corpo di Cristo verrà ripresa dagli scolastici successivi». Dal carcere, pochi anni più tardi, Gottescalco di Orbais continuerà a lottare contro l’ecessivo realismo della visione di Pascasio: è invece lecito pensare che a Floro di Lione, riportato sul suo posto il suo arcivescovo Agobardo, poco altro importasse.

(in figura: trisezione dell’angolo con il metodo della Concoide di Nicomede)

gennaio 13, 2008 Posted by | forme, sconfinamenti, scritte, Special Guest Efialte | 26 commenti

L’Orestizzatore di EFIALTE

Sono lieta e felice di presentare nel mio blog un post sulla efialtea macchina matricidificatrice temporanea, l’Orestizzatore ‘be O.’

 

In una mostra sul mito in tragedia intitolata al traditore Efialte è stato presentato un macchinario di nuova concezione e robusto disegno. Si tratta, signore e signori, ma soprattutto signori, del primo matricidificatore portatile a batteria, dell’unico orestizzatore portatile, della macchina che dà il màthos, l’apprendimento, senza il pàthos, la sofferenza.

be O.

Diverse arti colte insegnano avere l’uomo bisogno di un parricidio (poco importa se omicidio della mamma o del papà) allo scopo di liberarsi dai retaggi della famiglia di origine e di volare nella nuova famiglia. Se non vuoi essere Èdipo, devi essere Oreste: smetti di sposare tua madre solo sopprimendola.

Pure, signori, a sopprimere la mamma si fa peccato e, soprattutto, si va in galera. Ed è la generosità di EFIALTE a provvedervi di uno strumento moderno e indolore utile a farvi sentire matricidi senza pagarne il fio. Quello che per Aristotele seppe fare la tragedia, inducendo catarsi nel pubblico non pagante, pagato dai due oboli d’Atene, lo fa ora per un pubblico che la vita moderna tiene lontano dal teatro e dalle sue terapie il superbo matricidificatore.

La tua capacità di vedere acquista chiarezza solo quando guardi dentro il tuo cuore. Chi guarda fuori, sogna. Chi osserva ciò che ha dentro, si sveglia. (Karl Gustav Jung)

Compònesi, l’orestizzatore, di un robusto trespolo a pianta triangolare e di una traccia audio. Al paziente, che è paziente pur ritenendo di essere pubblico, viene data una cuffia: viene poi immediatamente introdotto all’interno del triangolare dispositivo.

beo.jpg

… Eppure non riesco a guardarti, mamma. Ti ho ucciso, ma non riesco a non piangere. Sono andato contro quello che il mio sangue mi urlava, ho seguito la giustizia, gli déi, ma ora sono orfano e la mia voce rimbomba in questa reggia vuota. Mamma, potevamo fare qualcosa per non farci divorare da tutto questo?

(leggi l’intero intervento audio del matricidificatore qui).

Mentre il paziente sente la voce in prima persona, nelle proprie orecchie, dire «ho ucciso la mamma», dentro la macchina vede… se stesso. Il triangolo ha dentro lati di specchi che non si limitano, abominevoli come la copula, a moltiplicare il numero degli uomini: permettono al soggetto di vedersi di lato. Ti guardi di fronte e vedi la tua tempia, il collo, perfino la nuca: guardi davanti a te e vedi quello che vede il tuo analista mentre parli (insomma, per citare Jung, guardi fuori di te e ti vedi dentro). E la voce ti dice matricida. Ecco la visione dentro be O.:

Per il volenteroso pubblico di Efialte l’orestizzatore, che si spera presto di vedere come sussidio terapeutico nelle A.S.L. più attente al benessere dei loro assistiti, contiene anche una seconda linea di azione comunicativa, legata al rapporto fra il matricidio e il comando di Apollo. Nelle Coefore e nelle Eumenidi di Eschilo la responsabilità personale di Oreste per il matricidio di Clitennestra sembra condizionata dal comando di Apollo «vendica tuo padre uccidendo tua madre». Come i carnefici nazisti a Norimberga Oreste sostiene che l’autorità religiosa (militare, politica) ha armato la sua mano. Cosa saresti capace di fare se fossi convinto che dio è con te? Concrete informazioni su questo giunsero nel 1961 dal cosiddetto «Esperimento Milgram»: l’autorità (intesa come motore psichico) ha potere immenso sul singolo.

La scheda dell’orestizzatore si limita a dire che be O. è proprietà intellettuale del Laboratorio di Tecniche del Dramma Antico – Sassari, è stato concepito e realizzato in multistrato, specchi, traccia audio da Gabriele Tanda, ha avuto le cure del maestro Gavino Ciarula, ha ottenuto voce da Gian Giorgio Cadoni. Per quanto riguarda la mostra dove l’orestizzatore è stato pubblicato, intitolata EFIALTE tra-dire il mito, basta fare clic su efialte.wordpress.com.

novembre 23, 2007 Posted by | macchine, sconfinamenti, scritte, Special Guest Efialte | 10 commenti