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pourquoi il y a quelque chose plutôt que rien? (Leibniz)

Linee

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Neon Shangai di Chiara Dynys

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le linee della città

novembre 30, 2007 Posted by | forme | 3 commenti

Senza polvere senza peso

Dall’omonima raccolta di Mariangela Gualtieri:

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Edward Wadsworth, La linea di sabbia, 1937

Sinuoso è il respiro del mare

retto il volo dell’uccello marino

spianate le armate di scogli

e tutta una geometria di grani

fa spiaggia fa muraglia

fa orma d’uomo e di cane.

Galleggiamo qui come spadaccini

al rallentatore entriamo

in tutti i bar della riviera

ma è sete decennale che ci arde

è il rombo di tutte le acque.

novembre 27, 2007 Posted by | 1, forme | 10 commenti

In bilico

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Sto su una via salata

In equilibrio isterico

Tra il mare grosso e la terra

(“La via salata” da “Bàss paradis” Mau Mau)

novembre 25, 2007 Posted by | forme | 23 commenti

L’Orestizzatore di EFIALTE

Sono lieta e felice di presentare nel mio blog un post sulla efialtea macchina matricidificatrice temporanea, l’Orestizzatore ‘be O.’

 

In una mostra sul mito in tragedia intitolata al traditore Efialte è stato presentato un macchinario di nuova concezione e robusto disegno. Si tratta, signore e signori, ma soprattutto signori, del primo matricidificatore portatile a batteria, dell’unico orestizzatore portatile, della macchina che dà il màthos, l’apprendimento, senza il pàthos, la sofferenza.

be O.

Diverse arti colte insegnano avere l’uomo bisogno di un parricidio (poco importa se omicidio della mamma o del papà) allo scopo di liberarsi dai retaggi della famiglia di origine e di volare nella nuova famiglia. Se non vuoi essere Èdipo, devi essere Oreste: smetti di sposare tua madre solo sopprimendola.

Pure, signori, a sopprimere la mamma si fa peccato e, soprattutto, si va in galera. Ed è la generosità di EFIALTE a provvedervi di uno strumento moderno e indolore utile a farvi sentire matricidi senza pagarne il fio. Quello che per Aristotele seppe fare la tragedia, inducendo catarsi nel pubblico non pagante, pagato dai due oboli d’Atene, lo fa ora per un pubblico che la vita moderna tiene lontano dal teatro e dalle sue terapie il superbo matricidificatore.

La tua capacità di vedere acquista chiarezza solo quando guardi dentro il tuo cuore. Chi guarda fuori, sogna. Chi osserva ciò che ha dentro, si sveglia. (Karl Gustav Jung)

Compònesi, l’orestizzatore, di un robusto trespolo a pianta triangolare e di una traccia audio. Al paziente, che è paziente pur ritenendo di essere pubblico, viene data una cuffia: viene poi immediatamente introdotto all’interno del triangolare dispositivo.

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… Eppure non riesco a guardarti, mamma. Ti ho ucciso, ma non riesco a non piangere. Sono andato contro quello che il mio sangue mi urlava, ho seguito la giustizia, gli déi, ma ora sono orfano e la mia voce rimbomba in questa reggia vuota. Mamma, potevamo fare qualcosa per non farci divorare da tutto questo?

(leggi l’intero intervento audio del matricidificatore qui).

Mentre il paziente sente la voce in prima persona, nelle proprie orecchie, dire «ho ucciso la mamma», dentro la macchina vede… se stesso. Il triangolo ha dentro lati di specchi che non si limitano, abominevoli come la copula, a moltiplicare il numero degli uomini: permettono al soggetto di vedersi di lato. Ti guardi di fronte e vedi la tua tempia, il collo, perfino la nuca: guardi davanti a te e vedi quello che vede il tuo analista mentre parli (insomma, per citare Jung, guardi fuori di te e ti vedi dentro). E la voce ti dice matricida. Ecco la visione dentro be O.:

Per il volenteroso pubblico di Efialte l’orestizzatore, che si spera presto di vedere come sussidio terapeutico nelle A.S.L. più attente al benessere dei loro assistiti, contiene anche una seconda linea di azione comunicativa, legata al rapporto fra il matricidio e il comando di Apollo. Nelle Coefore e nelle Eumenidi di Eschilo la responsabilità personale di Oreste per il matricidio di Clitennestra sembra condizionata dal comando di Apollo «vendica tuo padre uccidendo tua madre». Come i carnefici nazisti a Norimberga Oreste sostiene che l’autorità religiosa (militare, politica) ha armato la sua mano. Cosa saresti capace di fare se fossi convinto che dio è con te? Concrete informazioni su questo giunsero nel 1961 dal cosiddetto «Esperimento Milgram»: l’autorità (intesa come motore psichico) ha potere immenso sul singolo.

La scheda dell’orestizzatore si limita a dire che be O. è proprietà intellettuale del Laboratorio di Tecniche del Dramma Antico – Sassari, è stato concepito e realizzato in multistrato, specchi, traccia audio da Gabriele Tanda, ha avuto le cure del maestro Gavino Ciarula, ha ottenuto voce da Gian Giorgio Cadoni. Per quanto riguarda la mostra dove l’orestizzatore è stato pubblicato, intitolata EFIALTE tra-dire il mito, basta fare clic su efialte.wordpress.com.

novembre 23, 2007 Posted by | macchine, sconfinamenti, scritte, Special Guest Efialte | 10 commenti

Give me five

ringrazio Guido perché mi ha fatto conoscere “Il ponte di San Luis Rey” di Thorton Wilder (1927) e perché mi ha fatto venire l’idea di cercare altre opere nelle quali il numero cinque compaia come per caso.

Per ora ho trovato “Mattatoio n. 5” di Vonnegut, “I cinque di Cambridge” di John L. Casti e “Tutti i numeri sono uguali a cinque”. 

Di libri immaginari invece ce n’è già un bel gruppo:

“Cinque personaggi in cerca d’autore”

“Cinque e castigo”

“Sogno di una notte di un quinto d’estate”

“Tragedie in cinque battute”

“Il deserto dei quinti”

“Reparto n. 5”

“Cinque contro Tebe”

“Lo strano caso del cane ucciso alle cinque”

“Cinque anni di solitudine”

chi mi aiuta diventa scemo come me di default.

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novembre 22, 2007 Posted by | numeri | 28 commenti

musique

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E gira tutto intorno alla stanza, mentre si danza danza

novembre 20, 2007 Posted by | numeri | 4 commenti

finché c’è vita

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Il sito Ulisse ha pubblicato un articolo mio e di una mia studentessa sugli Automi Cellulari, dei quali potete ammirare un esempio qui sopra.

Abbiamo preso il “Gioco Vita” di Conway e ci abbiamo aggiunto il sesso. Infatti nel nostro automa vi sono cellette femmina (le rosa) e maschio (le azzurre) immerse in un mare blu di vuoti, che però possono nascere se hanno vicino almeno tre cellette vive (con almeno una femmina e un maschio). Il Gioco di Conway invece aveva solo cellette vive e morte che si autoriproducevano in maniera asessuata.

L’indirizzo del nostro articolo è qui: http://ulisse.sissa.it/biblioteca/saggio/2007/Ubib071109s001 

novembre 18, 2007 Posted by | 1, forme, numeri, scritte | 12 commenti

Five Five’s

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Donald Judd, 1965

(musiche: Bachiana n. 5, Villa-Lobos )

novembre 17, 2007 Posted by | numeri, scritte | 3 commenti

Os Tribalistas

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ja sei namorar

novembre 15, 2007 Posted by | sconfinamenti | 2 commenti

Interni

Il meraviglioso disordine della scena di Kubrick mi ha portata subito da Aldo Bressanutti, pittore triestino (sito web).

La vertigine degli innumerevoli particolari incanta, e direi di più: incita.

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“La cucina rossa” è nel suo calendario del 1992 (l’ho appesa in cucina). Non si vede bene, ma a destra, nel cesto del carbone c’è un libro. 

 

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Però è anche morandiano, rarefatto, silenzioso (in “Bottiglie” l’ombrello è bianco, ad esempio…)

novembre 15, 2007 Posted by | 1 | 4 commenti