fem

pourquoi il y a quelque chose plutôt que rien? (Leibniz)

Correnti

Uno sciame di api si leverà dal campo di girasoli e con la forma di un’onda si inabisserà nello stesso mare che si rifiutò un giorno di dissetarle. O meglio, che le invitò a bere. Il che è lo stesso.

In una teca del museo archeologico di Iraklion a Creta c’è un piatto dipinto. Il cartellino recita “Dea delle api. Palazzo di Festo,1800 a. C.”. Sono tre figure femminili blu. Quella in mezzo sembra incinta, è abbellita da una decorazione ondulata che parte dal collo, scende lungo i fianchi e arriva fino a terra;  è priva di braccia, forse sono nascoste sul ventre. Le altre due volano ai suoi lati, danzano lievi con i piedini in diagonale e la guardano. Hanno lunghe braccia, la sinistra alzata ad arco sopra la testa e la destra poggiata sul fianco. I loro corpi hanno una forma a goccia, come la regina, e sono decorati con tanti puntini. I volti sono rigati, come avessero una cuffia. Sul capo hanno pettinature che si arricciano, formate da solo quattro inizi di spirale, che le rendono molto eleganti. Infine in basso a destra c’è una forma che assomiglia a un vegetale, forse un fiore o un cespuglio.

(quando Ra piangeva, le sue lacrime si trasformavano in api)

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giugno 2, 2012 - Posted by | scritte

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