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pourquoi il y a quelque chose plutôt que rien? (Leibniz)

Tempi moderni

La storia di Giacomino… perfetto cittadino

Questa è la storia di Giacomino perfetto cittadino.

Zelante, scrupoloso, diligente, a tutti si chinava ossequiente.

Riverisco, dottore… Bacio le mani reverendo… Servo suo signor direttore.

Proprio così, sempre ossequiente, e a dire sì.

Ogni mattina fatto il bagnetto, prendeva un cappuccino con il cornetto, poi in metrò, leggendo il solito giornale, filava in ufficio puntuale. Per tutto il mattino lavorava perbenino, quindi correva a mensa per il pranzetto (sempre pastasciutta, fettina e frutta) e ligio tornava in ufficio il pomeriggio per lo straordinario volontario. La sera, sottobraccio alla fidanzata, faceva nel parco una passeggiata, le offriva un cono gelato di cioccolata e poi al cinemetto vedevano un filmetto.

Alle nove in punto Giacomino era a casa per la cenetta, vedeva la tv per un’oretta e alle dieci, in orario perfetto, andava a nanna, a letto.

Ogni giorno così senza eccezione, come un orologio di precisione.

Al mattino – sì, proprio così – Giacomino ricominciava perbenino: il bagnetto, il cappuccino con il cornetto, il giornale, il metrò, l’ufficio, la mensa (sempre pastasciutta, fettina e frutta), lo straordinario volontario, la passeggiata con la fidanzata, il cono di cioccolata, il cinemetto, la cenetta, la televisione per un’oretta e alle dieci in punto, a nanna, a letto.

Signorsì sempre così. Proprio un omino diligente, zelante, ossequiente: un esemplare cittadino che non usava mai il cervellino.

Però succede (ohibò) a fare ogni giorno le stesse cose, ieri, oggi, domani e sempre, cominciò a perdere la ragione e a fare un po’ di confusione.

Un mattino – sì, proprio così – Giacomino inzuppò il cornetto nel bagnetto, si lavò con il cappuccino e sul giornale montò invece del metrò. Fece nel parco lo straordinario volontario e a mensa ordinò prima la frutta poi una fettina di pastasciutta. La sera, scordata la fidanzata, fece una passeggiata nel cinemetto, sottobraccio ad un cono di cioccolata. A casa consumò la cenetta sul televisore apparecchiato e beato guardò il letto per un’oretta.

Povero Giacomino, non ragionava più perbenino: perso l’uso della ragione, faceva tanta confusione.

L’indomani, poverino, fece il bagnetto nel cappuccino, con il giornale si asciugò perbenino e per colazione bevve acqua e sapone.

Tutto il mattino lavorò sul metrò e a mensa per pranzetto ordinò un filmetto.

Andò nel cinemetto a fare lo straordinario volontario e nel parco invece del cono di cioccolata leccò la fidanzata.

A casa per cena mangiò il televisore e da un’oretta teleguardava la cenetta, quando – sì, proprio così – arrivarono due infermieri e gli misero una camicia di forza stretta stretta. Di corsa fu portato al manicomio e così, senza encomio, finisce la storia di Giacomino, perfetto cittadino, ossequiente, zelante, diligente, che faceva tutto perbenino, ma non sapeva usare il cervellino.

“Menù di cento storie” di Marcello Argilli

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maggio 12, 2010 - Posted by | scritte

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