fem

pourquoi il y a quelque chose plutôt que rien? (Leibniz)

interno

profondita'_paolotti

Eccoli lì, seduti in circolo mentre fuori, senza che nessuno se ne accorga, cala segretamente la sera. Dall’interno si vede l’oscurità premere contro i vetri delle finestre e si sentono di tanto in tanto dei rumori sulla strada, o il suono ritmato di un tamburello da una chiesa dei dintorni. Nella stanza, invece, tutto è tranquillo. Per un attimo nessuno parla, e ogni volto sembra rabbuiarsi come il cielo di fuori. Mia madre fa dondolare leggermente il busto, e gli occhi di mio padre sono chiusi. Tutti stanno guardando qualcosa che un bambino non può vedere. Per un attimo si sono dimenticati dei figli. Può darsi che ce ne sia uno sdraiato sul tappeto, mezzo addormentato. Oppure che qualcuno, tenendone un altro in braccio, gli stia accarezzando distrattamente la testa. Può darsi che un bambino, tranquillo e con gli occhi grandi, se ne stia raggomitolato in un angolo su una poltrona. Il silenzio, l’oscurità che sta sopraggiungendo e l’oscurità di quei volti gli incutono misteriosamente paura. Lui spera che la mano che gli accarezza la fronte non smetta mai, che non si fermi mai. Spera che non debba arrivare mai il momento in cui gli adulti non siederanno più in circolo in soggiorno, a raccontare da dove vengono, e quello che hanno visto, e quello che è successo a loro e ai loro cari.
Nel bambino, però, c’è qualcosa di profondo e vigile che gli dice che questa cosa è destinata a finire, che sta già finendo. Tra un attimo qualcuno si alzerà e accenderà la luce. Allora gli adulti si ricorderanno dei piccoli e per quel giorno non parleranno più. E mentre la luce invade la stanza, quel bambino è invaso dall’oscurità. Sa che ogni volta che succede questo lui si avvicina un po’ di più all’oscurità che c’è là fuori. E’ proprio da lì che vengono, ed è ciò a cui devono resistere. Il bambino sa che non parleranno più perché se lui sapesse troppo di quel che è successo a loro, saprebbe troppe cose e troppo presto su quello che succederà a lui.

da “Il blues di Sonny” di James Baldwin (in “Racconti musicali” a cura di Carlo Boccadoro)

nell’immagine:Profondità” di Alessandro Paolotti

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ottobre 31, 2009 - Posted by | forme, sconfinamenti, scritte

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