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pourquoi il y a quelque chose plutôt que rien? (Leibniz)

Il tè di gelsomino

cioncionblu

Continuando a camminare lungo la stradina dei lillà trovarono un’altra casetta dipinta di rosso, di blu, di uccellini e di fiori, con un’insegna che diceva: “Pao Ciao – Pittore di cose vere“.
Il giardinetto era pieno di bambù e di campanelline bianche e rosa di convolvoli. Nel giardino c’era anche un roccione alto e scuro da cui precipitava una cascata d’acqua spumeggiante.
Vicino alla cascata c’era un pittore distratto, con un berrettone rosso che gli scendeva su un orecchio, che si agitava davanti a un cavalletto su cui era fissato un lungo foglio di carta. Con tanti pennellini e con tanti colori, il pittore dipingeva una casetta rossa e blu, con un giardinetto pieno di bambù e convolvoli in cui c’era una roccia con una cascata.
– Signor pittore, – gli chiese Cion con rispetto, – non hai mica una bella tazza di tè di gelsomino per l’imperatore mio amico?
– Non ne ho. – rispose il pittore senza voltarsi, – Però se vuoi posso dipingerla.
– Non è mica lo stesso, – osservò Cion Cion Blu.
E’ lo stesso, – protestò il pittore seccato, – perchè la dipingo così bene che poi è come se ci fosse veramente.
– E si può anche berla? – domandò Cion un po’ incredulo.
– E si può anche berla, – disse il pittore.
Prese un altro foglio di carta e in un momento dipinse una bella tazza turchina piena di un liquido bollente; era talmente bollente che il vapore bagnava tutta la carta.
– Ecco, – disse il pittore.
Staccò la tazza dalla carta e la porse a Uei Ming.
L’imperatore ne bevve un piccolo sorso poi cominciò a protestare: – Ma questo non è tè di gelsomino, è aranciata!
– E’ aranciata! – disse Cion Cion Blu tutto contento, – dalla a me.
Prese svelto la tazza e se la bevve tutta leccandosi le labbra.
– E’ buonissima, – disse. – E’ buona come quella che mi preparo io alla mattina.
Il pittore era contrito e teneva gli occhi bassi.
– Scusatemi, – disse. L’ho dipinta sbagliata. Non sono mai riuscito a dipingere il tè di gelsomino. Non so perchè. Non so perchè. Se volete vi posso dipingere una tazza di salsa di pomodoro.
Cion chiese all’imperatore:
– Ti va bene la salsa di pomodoro?
– No, no – rispose Uei Ming; – ho proprio voglia di un po’ di tè di gelsomino.

dal capitolo quinto di “Cion Cion Blu” di Pinin Carpi

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ottobre 28, 2009 - Posted by | 1, scritte, teiere

3 commenti »

  1. ho letto questo capitolo stasera a mia figlia prima di andare a dormire e mi sono venute in mente le storie del saggio cinese che a volte compaiono nel blog di Mario B. così ho fatto un salto da lui e ho scoperto che da Barbara Garlaschelli c’è una serie di post scritti da lui sulla sua pittura, che si intitolano “Il mondo di Emmebi”: http://barbara-garlaschelli.splinder.com/post/21547058#comment

    Commento di forzaelettromotrice | ottobre 28, 2009 | Rispondi

  2. Hey, intanto corro a procurarmi questo libello di fiabe che a giudicare dall’assaggio deve essere davvero adorabile (ma poi, li addormenta i pupi?)

    Commento di metrovampe | ottobre 29, 2009 | Rispondi

  3. sì sì, fanno un sacco di risate e poi si addormentano sfiniti!! E sognano cani arancioni e gatti blu

    Commento di forzaelettromotrice | ottobre 29, 2009 | Rispondi


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