fem

pourquoi il y a quelque chose plutôt que rien? (Leibniz)

poesia di Roberto Roversi

roversi

Immagini di repertorio

La cometa di Halley
portò la sabbia del cielo fra le mie
mani così ho ascoltato per la prima volta il tempo
che mi diceva aspetta
                        ancora tutto non è compiuto
ho attraversato per brevi momenti un deserto
quieti erano all’ombra i tre cammelli che si riposavano
poi tutto accadde o potè accadere
in quella successione di ore.
E’ stato luminoso il lampo del faro
fino a che la corrente l’ha aiutato
– l’occhio dell’uomo superstite di un’antica razza
riteneva quel muro una reggia
non certo un luogo di relegazione –
sul cuore del mare calò la sera intera e
un marinaio tornava a contare le stelle da sud a nord.
Erano tempi antichi.
Oggi la sonda avanzerà. Le ombre eventuali. Le asperità…
Il nucleo la coda l’inizio della coda
a mezzo milione di chilometri
con trentasei paesi collegati
cento miliardi di comete intorno al sole.
Per il momento non polveri. Le polveri in movimento
sono molto fini.
La terra il sistema solare in formazione.
Una nube collassa verso il centro
                               dove sta il sole
                               il rosso s’accende, si accendeva
                               la nube che era
                               fra le stelle
                               viene aspirata dai pianeti.
                               Ecco la terra
                               i crateri formati dai meteoriti
                               che col tempo sono cancellati
                               dalle tempeste vive.
FASE FINALE
aspettiamo il susseguirsi degli eventi
ancora non si hanno notizie
se si sono incontrate onde
particolari e violente
Ultimo minuto (la regìa mi sente?)
possiamo mandare il traduttore
                               sulla via internazionale?
Questo è il giorno in cui Hitler, rispondeva la voce,
è partito per le ferie
d’estate.
Non ho fame diceva
il bambino fermo al semaforo.
Com’era lontano il mondo vecchio
e noi già seduti sopra la luna.
L’età del ciclostile è finita.
Compagna di battaglie
che giorni e giorni e tempeste di albe
abbiamo vissuto
quante rondini abbiamo contate in volo
prima che cadesse l’inverno.
Quante ombre possiamo ricordare.
Era come salire le scale
                                da piano a piano
le scale portavano al tetto
lì uccelli immobili
masticavano il cielo.
LE NUBI DEL TRAMONTO CADEVANO A PEZZI.

 

tratto da Roberto RoversiTre poesie e alcune prose” a cura di Marco Giovenale, Luca Sossella Editore.

[segnalo anche l’articolo sull’audiolibro “Per impervi sentieri“]

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dicembre 15, 2008 - Posted by | sconfinamenti, scritte

1 commento »

  1. mica tanto allegro messer Roversi

    Commento di sgt. Pepper | dicembre 21, 2008 | Rispondi


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