fem

pourquoi il y a quelque chose plutôt que rien? (Leibniz)

L’imperativo biologico

 

Andrea sorride, i muscoli contratti. Andrea è femmina, tanto è lo stesso. Dire che sorride è affermazione valida dall’esterno, perché lei, Andrea, non lo fa dall’interno: non sa che espressione facciale le è stata imposta, perché fa parte dell’esperimento.

Partecipare a ricerche di biologia delle emozioni è il suo ultimo sfizio, è un po’ come donare il corpo alla scienza antitempo e la incuriosisce. Ha passato le selezioni e ora è nel laboratorio con i muscoli della faccia modificati da altri, in attesa.

 

Monica sbuffa, ha dimenticato il telefonino a casa, si sente sperduta, seduta lì come un’idiota. Il caffè è deserto, a fare da contorno alla sua tazzina vuota. Le mani sono nascoste nella borsa e riposano indisturbate. La grande specchiera sullo sfondo si modifica allo sguardo, cangiante come una pozza di benzina al sole. Non voglio, non voglio – solo questo le rimbalza dentro –  non voglio.

 

Una lista ancora confusa di emozioni, alcuni grafici su file, una strumentazione ultimo grido (rara fortuna) e un team affiatato o forse no di giovani e navigati ricercatori, con un oceano di possibilità alla porta. Andrea si sente bene è quasi felice, la mappa colorata del suo encefalo conferma.

Ora le piegano le labbra in giù, lo sente e infatti dopo un po’ si intristisce, questi umani in camice intorno a lei la deprimono.

Esperimento con esito adeguato, altri dati da inserire nella statistica: la modificazione di muscoli facciali a riprodurre espressioni di gioia o di dolore induce nel soggetto le emozioni corrispondenti. [bibliografia: Paul Ekman “Facial expressions of emotion: New findings, new questions” in “Psycological Science”, 3, 1992, pag. 34-38]

 

Impossibile negarlo, Guernica non è più la stessa, se ne accorgeranno tutti, se se saranno già accorti. Monica spera che nessuna telecamera abbia ripreso la sua fuga. Si sente perduta, eppure è successo, è successo e ora il suo sguardo vaga sul confine circolare del tavolino.

Uno dei cavalli ha girato uno zoccolo, questo è successo sotto i suoi colpevoli occhi. Anche in quel momento era da sola, sempre da sola. Guarda il quadro e pensa che quel particolare non le va a genio, Picasso, il genio, non le va. Non si distingue quello zoccolo, la disturba, “ah, io lo avrei fatto così e così”. E così fu fatto.

 

Le emozioni sono percezioni interne dello stato del proprio corpo. Nel cervello si creano una serie di mappe che riproducono reti di piccole vedette che riportano quello che succede. Dopamina: KO, faccia: contratta, pensieri: di questo tipo, visceri: livello B, ecc ecc, tutto nel pentolone grigio e voilà ci accorgiamo che manca il dado. Rimediamo subito, siamo homo sapiens mica per niente… il paramecio si limita a fuggire o avvicinarsi, mentre noi possiamo modulare, automodificare, prevedere, pianificare, rimuginare, scrivere.

 

E come la metto ora con Andrea? Chi glielo dice che il suo quadro preferito non è più lui, che sono io la responsabile, che questo è un fatto innegabile, che questi sono fatti innegabili?

Vai al museo le dirò. Andate al museo, tu e le tue percezioni passive.

 

Secondo Antonio Damasio, i sentimenti sono immagini mentali derivati dalle emozioni, che a loro volta sono delle mappe che il cervello si costruisce per monitorare lo stato di benessere o meno del corpo. Le emozioni sono percezioni interne, molto simili a quelle visive e degli altri sensi. Una specie di “senso interno” che è risultato vincente dal punto di vista evolutivo perché utile alla sopravvivenza della specie, in quanto porta all’instaurarsi della cooperazione fra gli individui e anche perché è un elemento necessario per determinare scelte e decisioni utili alla vita.

Le emozioni e i sentimenti però sono percezioni attive, perché possono modificare a loro volta lo stato del corpo dal quale erano partite. A differenza delle percezioni sensoriali che sono passive perchè non modificano l’oggetto che le ha provocate.

 

(di Francesca E. Magni)

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ottobre 12, 2008 - Posted by | forme, scritte

13 commenti »

  1. è sempre un piacere leggerti. ciao francesca.

    Commento di sergiogarufi | ottobre 13, 2008 | Rispondi

  2. grazie Sergio. In realtà ho molte perplessità su questo racconto, l’ho buttato giù quest’estate dopo aver letto “Alla ricerca di Spinoza”…
    ho mescolato il surrealismo di un quadro che si modifica alla sola vista con esperimenti reali sulle cause delle emozioni. L’articolo citato non è invenzione.
    (anche lo stile risulta troppo oscuro)
    insomma, è da leggere come una bozza…

    nota: la protagonista si chiama Andrea perché è un nome sia femminile sia maschile (Efi, NON mi sono ispirata a te!!)

    Commento di forzaelettromotrice | ottobre 13, 2008 | Rispondi

  3. Sono in bilico su quel “dado”, sta li ad insaporire ok…e se per un refuso diventasse a sei facce, numerato e capriccioso? Pablo senza dubbio sghignazzerebbe, bel racconto. oh yes!

    Commento di metrovampe | ottobre 13, 2008 | Rispondi

  4. ciao Alessandro, grazie, sei troppo buono con ‘sta bozza estiva… la rimaneggerò con cura!

    E sì, il dado! A qualcuno manca (cervelli insipidi?) e qualcuno invece ha un ipercubo in 4 dimensioni!! (che Picasso mi perdoni…)

    Commento di forzaelettromotrice | ottobre 13, 2008 | Rispondi

  5. avercene, di bozze così 🙂 brava francesca. un bacio

    Commento di sergiogarufi | ottobre 14, 2008 | Rispondi

  6. Introspettivamente, l’unica differenza che io “vedo” fra emozioni e sentimenti sta nell’intensità e nella durata, più concentrate e fugaci le prime e più diffusi e persistenti i secondi. Mi sembrano però fatti della stessa “materia”. Così la ridefinizione sul piano oggettivo del sentimento da parte di Damasio mi ha un po’infastidito. Per il resto però lo apprezzo.
    Ciao Fem

    Commento di elio | ottobre 14, 2008 | Rispondi

  7. sì lo so, infastidisce… le sue sono comunque ipotesi che cerca di verificare quando è possibile con esperimenti. Il libro è molto interessante.

    C’è una nota che mi ha fatto strabuzzare le sopracciglia fino all’attaccatura dei capelli: è la nota 6 a pag. 368 che recita:

    “Per una trattazione moderna e di ispirazione scientifica delle distinzioni fra sesso, legami affettivi e amore, si vedano: Carol Gilligan, “The Birth of Pleasure”, Knopf, new York, 2002; Jean-Didier Vincent, “Biologia delle passioni”, cit; Alain prochiantz, “La Biologie dans le boudoir”, éditions Odile Jacob, Paris, 1995. Per la concezione classica dello stesso argomento, si faccia riferimento a Gustave Flaubert, Stendhal, James Joyce e Marcel Proust”.

    Sic! 🙂

    @Sergio: un bacio anzi due 😉

    Commento di forzaelettromotrice | ottobre 14, 2008 | Rispondi

  8. Io son senza parole. come faccio ad avere un bacio anch’io?

    Commento di sgt. Pepper | ottobre 14, 2008 | Rispondi

  9. a te un bacio perugina 😛
    (o sei allergico alle nocciole? )

    Commento di forzaelettromotrice | ottobre 14, 2008 | Rispondi

  10. Slurp!

    Commento di sgt. Pepper | ottobre 15, 2008 | Rispondi

  11. copio e incollo dal blog di Elio Copetti:

    La nostra cultura mantiene un mito universale che considera le emozioni più complesse ed oscure dell’intelletto. In effetti l’emozione potrebbe essere considerata “più profonda” nel senso di una precedenza evolutiva, ma questo non la rende più difficile da capire, al contrario io penso che oggi sappiamo molto di più sull’emozione che sul ragionamento. Certamente conosciamo qualcosa dei processi più ovvii con i quali organizziamo e rappresentiamo le idee che ci vengono. Ma da dove ci vengono queste idee, che così comodamente riempiono queste buste di ordine? La povertà del linguaggio ci mostra quanto poco la cosa ci riguardi: noi “abbiamo” le idee, esse ci “vengono”, ci “ricordiamo” di esse. Io penso che questo mostri come le idee provengano da oscuri processi, ai quali i nostri pensieri di superficie non hanno quasi alcun accesso. Invece tutti noi siamo incantati dalle nostre emozioni, che si possono osservare così facilmente negli altri come in noi stessi. Forse questo mito persiste perché le emozioni, per loro natura, attirano l’attenzione, mentre i processi di ragionamento (molto più delicati ed intricati) devono essere privati e lavorano meglio da soli. Le vecchie distinzioni fra emozione, ragione ed estetica sono come la terra, aria e fuoco dell’antica alchimia. Abbiamo bisogno di concetti molto migliori di questi se vogliamo una chimica della psiche che possa funzionare [da Marvin Minsky – Music, Mind, and Meaning]

    Commento di forzaelettromotrice | ottobre 15, 2008 | Rispondi

  12. 😀 si chiama Andrea, e ho visto la Magni in foto! wow

    Commento di efialte | ottobre 19, 2008 | Rispondi

  13. ciao Andrea!! Domani ci sono i festeggiamenti per il compleanno del bolg. Pensavo anche di convolare a nozze con ilGiovanniMarri (vedi pagina Info), nulla in contrario spero!! 🙂

    P.S: e quel tuo scritto su Hans Magnus??

    Commento di forzaelettromotrice | ottobre 19, 2008 | Rispondi


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