fem

pourquoi il y a quelque chose plutôt que rien? (Leibniz)

Il labirinto della notte

per non perdersi nel buio di capodanno, lasceremo dietro di noi una scia di lenticchie (crude)

marte.jpg

dal blog di Daniele Gouthier mi sono diretta verso nuove immagini di Marte del “labirinto della notte

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dicembre 31, 2007 - Posted by | forme

14 commenti »

  1. a me sembra un budino

    Commento di sgt.Pepper | dicembre 31, 2007 | Rispondi

  2. alla cannella?

    Commento di forzaelettromotrice | gennaio 1, 2008 | Rispondi

  3. Direi mousse al cioccolato

    Commento di sgt.Pepper | gennaio 2, 2008 | Rispondi

  4. …o un pianeta mou?!

    ciao fem

    Commento di harzman | gennaio 2, 2008 | Rispondi

  5. ciao Harz!!

    mi chiedo come riusciate ancora a parlare di cibo dopo tutte ‘ste feste…

    fem

    Commento di forzaelettromotrice | gennaio 2, 2008 | Rispondi

  6. Cronache Marziane.

    Questo è un racconto, una storia vera, ospite su questo spazio di commento alle visioni di Marte; è anche un commento, un’esperienza, e forse il plagio di un altro commento. È un racconto che scrivo, e insieme vivo, cronista di una guerra di enormi proporzioni, che vede contro me le forze della dimensionalità spaziale, e temporale. È cominciato qui, giorni fa, con l’improvviso ricordo di un piccolo filmato con quattro persone in bilico su una superficie quadrata: ho potuto ricordarlo per iscritto nella certezza di averlo visto, di poterne col tempo portare testimonianza. Nulla. Nei giorni successivi, la certezza di quel ricordo si è affievolita, ed è divenuta rassicurante ombra. Oggi, a riguardare le immagini di Marte qui pubblicate, mentre riflettevo sul loro carattere di immagini processate, post-datate, elaborate fin dal progetto-fotografico (la fotocamera doppia, le stereografia, il bianconero, il “nadir channel”), ho ricordato che poche settimane, o mesi, nello scorso, appena scorso duemilasette, leggevo a letto le “Cronache Marziane” di Ray Bradbury, e trovavo, nell’ultimo racconto, un accenno (forse era la menzione di un foglietto con una data) proprio al duemilasette, con una data di due giorni anteriore a quella in cui leggevo. Un uomo del passato, descrivendo il mio futuro, aveva scritto la data in cui in quel momento vivevo, vista da un parallelo futuro umano su Marte, (un quasi passato su Marte, se ora ricordo). Queste le scatole cinesi da cui oggi sono riemerso, con due certezze: di avere raccontato questa storia su un posto accogliente della rete, e di volerla ritrovare sul libro. Adesso, Francesca, scrivo dopo le due ore equamente divise a cercare il contributo sulla rete, che non trovo, e il libro, ugualmente sparito. Gennaio prosegue dunque con la congiura di spazio e tempo che, ripiegati come il lenzuolo teso sulla coltre, mi mostrano nuovi e inaspettati poteri e aspetti. Dov’è quel libro con la copertina di Karel Thole, e dov’è ciò che ne scrissi? Che data era, e su che letto ero? Ho pensato di andare a Castelsardo – era quel letto? quello, lo spazio fra le braccia, gli occhi, le pagine un po’ vecchie…
    Scrivo ora, ed è il racconto di una battaglia persa, che provo a trasformare in patta con queste righe. Mi faccio testimone di cose incredibili: che un libro è esistito, che l’ho letto e ho saputo ricordare di averne visto delle righe, e alcune delicate illustrazioni. Da qualche tempo le piccole sparizioni (che sanno misericordiosamente essere temporanee, se non quando scelgano di sparire col tempo anche dalla mente e dal ricordo – le più misericordiose, quelle, i paradisi che non sappiamo aver perduto) lasciano intravedere la possibilità che Claudia, la bellissima e taciturna ragazza che mette ordine e movimento nelle stanze deserte la mattina, abbia veduto il libro (e le sette altre piccole cose venute meno fra novembre e adesso) e lo abbia preso, per sapere di Marte, e degli uomini che fecero le Cronache. Nel frattempo, solo e stordito dalle scansie informatiche e librarie, ho trovato dietro la vecchia stampante, che davvero non ha un motivo per essere tenuta, se non celare il tesoro, non le Cronache, ma quell’Antologia della letteratura fantastica che a pagina 535 recita «In un cosmo inconcepibilmente complesso ogni volta che una creatura si trovava di fronte a diverse alternative non ne sceglieva una, ma tutte, creando in questo modo molte storie universali del cosmo. Poiché in quel mondo c’erano molte creature e ognuna di esse si trovava continuamente di fronte a molte alternative, le combinazioni di quei processi erano innumerabili e ad ogni istante quell’universo si ramificava infinitamente in altri universi, e questi, a loro volta in altri».
    E mentre patteggio il finale di partita col demone che muove questa tolda di appartamento in Sassari, nave di superfici che coprono gli oggetti, li seminano e dislocano e rimuovono, la donna che abita questa casa e me mi ha guardato con amore e ha badato alla cena. Ha saputo tacere, sorniona, lasciando a vegliare sui nervosismi diversi e maschili (i libri smarriti, e dall’altra parte alcune cards di DragonBall smarrite) il sorriso staccato dal corpo, e aleggiare, lei vera, per casa e dare la cifra, il senso cui aggrapparsi: «Guarda, c’è il libro che avevi cercato tanto, l’Antologia della letteratura fantastica». La luce, nella fondina della cena, nel cucchiaio.
    C’è stato dunque un tempo in cui, alla spalla di Orione, avevo visto la pagina 535, e avevo cercato disperatamente quel libro con le parole di Olaf Stapledon. Una voce e un sorriso in sala mi dicono che l’ho cercato. Adesso ho scritto, Francesca, e hai il mio racconto. Insieme hai anche quello del sorriso che vive con me, e dice che non sono l’uomo beffato dalle Cronache che non si fanno trovare, ma il felice mortale che ha ritrovato le «Storie universali». Di questo passato alternativo, ramificazione inversa che mi riporta alla partenza e al primo pomeriggio, non so rallegrarmi. Continuo, mi accorgo, a guardarmi attorno. Un uomo con versioni affacciato al cassero, in un posto nel cosmo che è senz’altro dopo la fine di Marte. Il prima, è ignoto.

    Commento di efialte | gennaio 4, 2008 | Rispondi

  7. Constato con gioia che la sparizione di Efialte è stata misericordiosamente temporanea! Ogni volta che vedevo un altro spam ingoiato nel nulla al di fuori del mio potere mi chiedevo essefosseinvece_diEfialte (o anche di Guido-Minotauro…)??? Per fortuna era in viaggio da e per Marte, anche se una sua identità parallela è ancora lì a raccogliere lenticchie dalla scia lasciata per ritrovare il cammino di casa.

    La “congiura di spazio e tempo” delle “piccole sparizioni” risuona anche dalle mie parti: da giorni perdo alcune cose, come ad esempio le mie chiavi di casa (è tutto vero!!). Adesso non mi servono perché siamo in tanti, ma lunedì sì, quindi dovrò decidermi a cercarle!
    Il due gennaio sono andata da un mio caro amico con una mia cara amica (entrambi nati il 27 luglio e che non vedevo entrambi da due o tre anni): lui crea delle collane meravigliose e quando è arrivato il momento di salutarci e di portare con noi quelle che avevamo scelto, non si trovavano!! Collane per terra, sul divano, sul tavolino e le nostre due erano sparite!! Loro due erano un po’ infastiditi, a me invece la cosa ha molto divertita!! Ma dove erano finite??? Complice il prosecco le abbiamo dopo un po’ ritrovate!! Colpa mia, le avevo appoggiate sopra altre collane e si erano mimetizzate.

    In questo racconto ritrovo molti frammenti sparsi nel mio blog, parole su Bradbury, su frasi perdute da libri letti, su universi paralleli, numeri multipli di 5…

    E Beckett, Beckett. Il mio compagno ama cambiare lo sfondo del computer di quando in quando e da alcuni mesi c’era una bella foto in bianco e nero di Beckett da vecchio seduto da solo in un teatro. Il mese scorso accendo il computer e c’è un’altra foto di Beckett, nello stesso teatro ma in piedi. Al ritorno, lui mi ha guardato sornione e in risposta al mio sguardo interrogativo mi ha detto “hai visto? Si è alzato”!!!
    L’uomo che abita questa casa e me mi ha guardato con amore e ha badato alla cena. Ha saputo tacere, sornione, lasciando a vegliare sui nervosismi diversi e femminili…

    Sul blog di Remo Bassini è segnalata una sfida/proposta per scrivere un racconto di 30 righe (è il post “fate conto – uno” del 2 gennaio e poi ripreso in “piccole precisazioni” del 3), dacci un’occhiata!

    fem

    Commento di forzaelettromotrice | gennaio 4, 2008 | Rispondi

  8. detto, fatto. Racconto impacchettato e spedito.
    Non so non fare come tu mi dici, fem 🙂

    Commento di efialte | gennaio 5, 2008 | Rispondi

  9. bravo!! In bocca al lupo!!

    per l’occasione metterò in moto la macchina per cinguettare

    :-))

    Commento di forzaelettromotrice | gennaio 5, 2008 | Rispondi

  10. […] Gennaio 2008 Leggo su fem, il blog di Francesca Magni, un post che parla di un mio post postato altrove. E chi se ne frega? Io ovviamente. Ma forse anche voi se […]

    Pingback di Un’altrui sfida « Tutti i numeri sono uguali a cinque | gennaio 6, 2008 | Rispondi

  11. Daniele Gouthier, è LUI che ha inventato il nome fem (come forzaelettromotrice) per me, dopo una serie di estenuanti mail in cui lui e Robert Ghattas cercavano inutilmente di estrapolare il seguito della E. del mio secondo nome.

    si rassegnino tutti. La E. è uno dei misteri dell’universo insondabile

    Commento di forzaelettromotrice | gennaio 6, 2008 | Rispondi

  12. […] Posted by danielegouthier under tinsuac   Leggo su fem, il blog di Francesca Magni, un post che parla di un mio post postato altrove. E chi se ne frega? Io ovviamente. Ma forse anche voi se […]

    Pingback di Un’altrui sfida « il blog(blog) di daniele gouthier | gennaio 6, 2008 | Rispondi

  13. Per la cronaca, oggi che è primavera il volume di Bradbury con le illustrazioni di Karel Thole (l’illustratore delle copertine di Urania, che per anni pensai fosse una donna, e invece fu maschio) è riapparso: e così, alla pagina 282, posso leggere che la data riguarda una trascrizione, di una lapide.

    – C’erano quattro croci, comandante. Ognuna col nome, ancora leggibile. Me li sono scritti, i nomi, per non sbagliarmi nel riferire. – Trasse un foglietto di carta e lesse: – Alice, Marguerite, Susan e John Hathaway. Morti di morbo ignoto, luglio 2007.
    – Grazie, Williamson – e Wilder chiuse gli occhi.

    La nave mi ha restituito il ricordo di me, il primo di agosto 2007, che leggo di un decesso avvenuto su Marte nel luglio 2007, narrato nel 1950, e l’unica cosa che so, e che importa, è che ancora navighiamo.

    Commento di efialte | marzo 22, 2008 | Rispondi

  14. pensa che la prima volta avevo letto “labirinto della morte”

    Commento di forzaelettromotrice | marzo 25, 2008 | Rispondi


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