fem

pourquoi il y a quelque chose plutôt que rien? (Leibniz)

In bilico

_bilico.jpg

Sto su una via salata

In equilibrio isterico

Tra il mare grosso e la terra

(“La via salata” da “Bàss paradis” Mau Mau)

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novembre 25, 2007 - Posted by | forme

23 commenti »

  1. per una via aspra che confonde
    i fiori nei fossi con il senso dell’andare.

    Commento di Stefano Calosso | novembre 25, 2007 | Rispondi

  2. I tuoi passi mi hanno portato alla memoria una poesia di Biagio Marin, poeta triestino, della raccolta “La vita xe fiama”
    (anche i fiori hanno una loro dignità, come il camminare stesso!!)

    Xe un fior de radicio,
    nissun vol vardâlo,
    xe un cardo marin
    col fior che xe zalo;

    ma poveri fiuri
    xe sempre i gno versi,
    nissun vol badâli,
    e sempre i xe persi

    I xe sensa odor;
    apena ‘l color
    li segna sui dossi
    nel verde dei fossi.

    (vardâlo = guardarlo ; zalo = giallo ; dossi = banchi di sabbia affioranti dal mare)

    Commento di forzaelettromotrice | novembre 25, 2007 | Rispondi

  3. Questa invece è una poesia che mi ha dedicato la funambola (quando esisteva un blog chiamato tasthego)

    questo nonnulla fu amato dall’ape
    desiderato da farfalle
    da una celeste, disperata distanza
    ebbe l’approvazione degli uccelli,

    ed abbellì di se stesso il meriggio
    e fu l’estate per un gruppo d’esseri
    per cui la sua esistenza era la sola
    prova che avessero dell’Universo

    Commento di forzaelettromotrice | novembre 25, 2007 | Rispondi

  4. la foto dell’equilibrista è bruttina, lo so… ma oggi sono molto sfuocata anche di persona

    5 a 5000 che nessuno capisce qual è il secondo libro da sinistra (quello con la macchia)

    fem

    Commento di forzaelettromotrice | novembre 25, 2007 | Rispondi

  5. L’ACROBATA

    Da trapezio a
    a trapezio, nel silenzio dopo
    dopo un rullo di tamburo d’un tratto muto, attraverso
    attraverso l’aria stupefatta, più veloce del
    del peso del suo corpo che di nuovo
    di nuovo non ha fatto in tempo a cadere.

    Solo. O anche meno che solo,
    meno, perché imperfetto, perché gli mancano
    le ali, gli mancano molto,
    una mancanza che lo costringe
    a voli vergognosi su una attenzione
    senza piume ormai soltanto nuda.

    Con faticosa leggerezza,
    con paziente agilità,
    con calcolata ispirazione. Vedi
    come si acquatta per il volo? Sai
    come congiura dalla testa ai piedi
    contro quello che è? Lo sai, lo vedi
    con quanta astuzia passa attraverso la sua vecchia forma e
    per agguantare il mondo dondolante
    protende le braccia nuovamente generate?

    Belle più di ogni cosa proprio in questo
    proprio in questo momento, del resto già passato.

    Wislawa Szymborska
    da “Uno spasso”

    e poi una richiesta di rettifica: il grande Biagio Marin non è un poeta triestino, ma di Grado!

    Commento di guido | novembre 25, 2007 | Rispondi

  6. è un’edizione di “epoca” di Wilde, o di Stevenson.?
    Invece un libro l’equilibrista è dietro il palo di sx
    ed è un po’ malato mettere insieme musil e mann, ma insomma il tutto è bellissimo.

    Già detti i Maroon 5?

    Commento di efialte | novembre 25, 2007 | Rispondi

  7. di Grado di Grado! Ho scritto triestino solo perchè non sapevo come fare: gradese, gradano, gradasco, gradino, gradotto, graduato 😦

    grazie per la poesia: il sogno (istantaneo) di Leonardo.

    “Sai come congiura dalla testa ai piedi contro quello che è?”

    fem

    Commento di forzaelettromotrice | novembre 25, 2007 | Rispondi

  8. Finzioni di Borges da “I Libri di epoca”, e ho scommesso mille euro, fem.

    Commento di efialte | novembre 25, 2007 | Rispondi

  9. Fuoco!!! :-))

    Ach sono temporaneamente senza bonifico. Rilancio: indovina qual è l’unico sullo scaffale che non ho ancora finito.

    Ti avevo risposto prima ma la rete mi ha mangiato il commento… (dicevo “fuocherello” per l’edizione che “fece epoca”)

    chiedevo: dietro il palo o dietro il Palol??
    e poi: forse avrei dovuto mettere in mezzo uno Svevo, sai tra malati… 🙂

    in effetti alcuni tomi sono stati messi lì solo per la foto. GEB è di solito vicino a “A new kind of science” di Wolfram e “La quarta dimensione”

    fem

    Commento di forzaelettromotrice | novembre 25, 2007 | Rispondi

  10. crollo dal sonno

    ‘notte

    fem

    Commento di forzaelettromotrice | novembre 25, 2007 | Rispondi

  11. Grado è centrale nella sua poesia: la lingua della sua poesia è il “dialeto graisan”, dialetto gradese, non il triestino e tantomeno il veneto; nella sua poesia l’universo si concentra in Grado e viceversa Grado si espande nell’universo.

    Mi piace però ricordare qui anche quel grande poeta dialettale triestino che è Virgilio Giotti con una piccola citazione:

    Utuno

    No’ più sul bianco, in tola,
    i raspi de veludo
    de la ùltima ua;
    no’ el vin novo bevudo
    tra i viseti d’i fioi;
    ma le làgrime longhe
    de piova su le lastre,
    ma el lamento del vento;
    e l’inverno za in noi

    Virgilio Giotti ( da Nuovi colori ,1943)

    Commento di guido | novembre 26, 2007 | Rispondi

  12. Posso solo risponderti con Baudelaire, da “Spleen de Paris”:

    Que les fins de journées d’automne sont pénétrantes! Ah! Pénétrantes jusq’à la douleur! Car il est de certaines sensations délicieuses dont le vague n’exclut pas l’intensité; et il n’est pas de pointe plus acérée que celle de l’infini.

    (della poesia di Virgilio Giotti ho dei dubbi su “in tola”, significa “in tavola”? o “in tela”?? )

    “ma le làgrime longhe
    de piova su le lastre”

    Leggo a pag. LXXIII di “Il dio dell’ebbrezza” di Zolla:

    “Nel 1879 Nietzsche dà le dimissioni dall’Università di Basilea. Nella terza fase in cui ormai entra, nell’Aurora, egli ritorna al problema della tragedia, osservando che essa non tratta la colpa, ma soltanto passioni di per se stesse e stati d’animo che facciano propendere verso la morte, per cui il cuore sta attaccato alla vita come una goccia al vetro della finestra.”

    fem

    chissà come sarà limpido il cielo oggi a Grado…

    Commento di forzaelettromotrice | novembre 26, 2007 | Rispondi

  13. è più aspro il triestino rispetto al dolce gradese

    Commento di forzaelettromotrice | novembre 26, 2007 | Rispondi

  14. Ahio, qui proprio “I’m out of my depth”. Ho cercato di ingrandire l’immagine x scoprire il titolo del libro, con tutti i filtri di Photoshop, ma WordPress credo t’abbia segato un bel po’ di byte dopo che hai inviato l’img.
    Vi seguo con interesse, forse.

    Commento di sgt.Pepper | novembre 26, 2007 | Rispondi

  15. ci ho pensato da me a sfocare l’immagine (prima) e a ridurla con Photoshop (dopo), tutta incompetenza mia! Questa volta il blog non ha colpe!

    Per 5005 euro (va bene anche il bonifico via blog) ti posso dare qualche indizio.

    fem

    Commento di forzaelettromotrice | novembre 27, 2007 | Rispondi

  16. E patteggiando sul nostro destino
    italici manu(lu)bri-chi amanti
    ciclando, ché si guarda solo avanti:
    almeno rimettessero il sellino.

    Fai 5555, fem 🙂

    Commento di efialte | novembre 27, 2007 | Rispondi

  17. se poi pedali su un tapis-roulant (in bilico sia in discesa sia in salita), hai voglia a guardare avanti, resti semper lì…

    per 5555 ti dico che il libro si trova in un posto dispari, partendo da sinistra. Non lo ho ancora finito, ma lo finirò, mi piaceva assai

    Commento di forzaelettromotrice | novembre 27, 2007 | Rispondi

  18. che bello il riscontro in Nietzsche dell’immagine della goccia sul vetro!

    la tola è il tavolo, e più precisamente la tavola da pranzo.

    ho anch’io Finzioni nell’edizione d'”Epoca”: mi è sempre stato indispensabile raccattare libri nel modo più economico possibile 🙂
    Se osservi bene, la riproduzione sulla copertina di quel libro è un particolare dell’immagine che ho utilizzato per la mia foto su anobii (ma purtroppo così piccola diventa praticamente illeggibile)

    a proposito di foto illeggibili, in posizione dispari prevalgono dei bei tomi voluminosi: tutti giustificherebbero una pausa nella lettura. Mi restano indecifrabili i titoli dell’uno e del tre; il cinque va da sé che lo hai letto; tra i rimanenti, propenderei per l’uomo senza qualità, ma non azzardo ipotesi sulla pagina dove ti sei arrestata 🙂

    Commento di guido | novembre 29, 2007 | Rispondi

  19. la tavola da pranzo mi porta a questo verso di Mariangela Gualtieri, ascoltato durante uno spettacolo del Teatro della Valdoca e mai più scordato:

    “basta un punto sulla tovaglia per non avere paura”

    (ce l’ho anche come dedica al suo “Parsifal” quando la vidi una volta all’Out Off. Quel Parsial letto tutto di seguito una notte. Non ho visto lo spettacolo con Danio Manfredini, purtropp)

    La copertina di Finzioni!! Queste sono le coincidenze che piacciono a me! Non me ne ero accorta. Non mi ricordo dove ho pescato quell’edizione, forse in una bancherella…

    Il primo libro è “Il giardino dei sette crepuscoli” di Miguel de Palol e il terzo “L’arcobaleno della gravità” di Thomas Pynchon. Su Musil hai ragione a metà, nel senso che l’ho finito, ma come si fa a finire di leggere un libro incompiuto? Un tale libro non finirà mai, in tutti i sensi.
    Il quinto è “Il gabinetto della meraviglie di Mr Wilson” e sì l’ho percorso in tutti i suoi meandri (anche stretti!!).

    buona giornata

    fem

    il quinto canto, ieri sera? Pure la mia bimba!! Che mi chiedeva che vuol dire dannata? Che vuol dire Dio? Che vuol dire bestemmiare? Che vuol dire “in aere di sé lunga riga”? Immagina le risposte!!
    E io mi chiedevo ”Che vuol dire dire?”

    Commento di forzaelettromotrice | novembre 30, 2007 | Rispondi

  20. il quinto canto, sì, l’ho rivisto molto volentieri: avevo avuto modo di vederlo dal vivo a settembre alla festa dell’Unità. ma ogni volta è diverso: benigni è straordinario.

    Dei due libri rimanenti propenderei per quello che mi pare un Lucrezio – Della natura delle cose, e che avevo escluso avendo letto il tuo articolo su di lui. ma anche se non fosse il Lucrezio, tra GEB e quello direi che è quest’ultimo ad essere stato lasciato in sospeso.

    che vuol dire dire? bella domanda! in gamba la tua bambina, ha del metodo a voler partire da una solida acquisizione del senso delle parole per capire le cose 🙂

    sono irriverente e mi domando: ma con un punto e virgola si potrebbe addirittura avere coraggio? 😉

    buona giornata anche a te.

    G
    (oggi mi sento costante)

    Commento di guido | novembre 30, 2007 | Rispondi

  21. ps: riguardo al libro,veramente sarebbe ragionevole pensare che quello in sospeso sia uno dei primi due, ma non li conosco e non saprei decidere quale possa essere “sospendibile”

    Commento di guido | novembre 30, 2007 | Rispondi

  22. quello in sospeso in bilico in equilibrio…
    se vai su anobii lo scopri, anche se è una scorciatoia che assomiglia al barare… io l’avrei già fatto!! Lo so, non c’è gusto, è meglio scoprirlo da soli.

    il punto e virgola, già: l’unione fa il coraggio!

    buona domenica

    fem

    GEB è strafinito e pluri-riletto, fa testo la copertina tutta stracciata…

    Commento di forzaelettromotrice | dicembre 1, 2007 | Rispondi

  23. Copio dal post “Moleskine 4” di Sergio Garufi su Nazione Indiana la poesia di Borges “Limiti”:

    Si para todo hay término y hay tasa
    y última vez y nunca más y olvido
    ¿quién nos dirá de quién, en esta casa,
    sin saberlo, nos hemos despedido?

    Tras el cristal ya gris la noche cesa
    y del alto de libros que una trunca
    sombra dilatada por la vaga mesa,
    alguno habrá que no leeremos nunca […]

    “Se per tutto c’è termine e punto fermo
    e ultima volta e mai più e oblio,
    chi ci dirà a chi, in questa casa,
    senza saperlo abbiamo detto addio?

    Fa grigio il vetro la notte morente
    e della pila di libri che una tronca
    ombra allunga sul tavolo impreciso
    qualcuno ci sarà che non leggeremo mai […]”

    Commento di forzaelettromotrice | dicembre 6, 2007 | Rispondi


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