fem

pourquoi il y a quelque chose plutôt que rien? (Leibniz)

Labirinti

teniers_giovane.jpg  

“Quel che la letteratura può fare è definire l’atteggiamento migliore per trovare la via d’uscita, anche se questa via d’uscita non sarà altro che il passaggio da un labirinto all’altro. È la sfida al labirinto che vogliamo salvare, è una letteratura della sfida al labirinto che vogliamo enucleare e distinguere dalla letteratura della resa al labirinto”.  
Italo Calvino, La sfida al labirinto, “Il Menabò” n. 5, luglio 1962   

“Una letteratura che esprime nelle sue forme aperte e indeterminate gli universi vertiginosi e ipotetici azzardati dall’immaginazione scientifica, si batte ancora sul terreno dell’umano, perché sta ancora definendo un universo che ha assunto la sua nuova configurazione proprio in forza di una operazione umana […]. Ancora una volta la letteratura esprimerebbe il nostro rapporto con l’oggetto della nostra conoscenza, la nostra inquietudine di fronte alla forma che abbiamo dato al mondo, o alla forma che non possiamo dargli; e lavorerebbe per provvedere alla nostra immaginazione schemi senza la mediazione dei quali tutta una zona dell’attività tecnica e scientifica forse ci sfuggirebbe, e diverrebbe veramente qualcosa di altro da noi, da cui al massimo lasciarci condurre”.
Umberto Eco, Del modo di formare come impegno sulla realtà, “Il Menabò” n. 5, luglio 1962   

 

Sto leggendo “Italo Calvino e la scienza” di Massimo Bucciantini, Donzelli ed. 2007

 

(immagine: David Teniers il Giovane, La galleria dell’Arciduca Leopoldo Guglielmo a Bruxelles)

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novembre 4, 2007 - Posted by | forme

2 commenti »

  1. che bella lettura deve essere questo libro…
    stimolanti i brani riportati, importante il problema affrontato, bella la scelta dell’immagine.
    la tensione etica nelle parole di Calvino -sfida versus resa -, per assonanza mi ha fatto pensare a un testo lontanissimo in tutto da questo, “resistenza e resa” di Bonhoeffer; anche se, forse, a voler cercare in quest’associazione potrebbe trovarsi qualcosa di più di una semplice assonanza.

    Commento di Guido | novembre 5, 2007 | Rispondi

  2. sì è una lettura molto densa.
    Bucciantini a pag. 55 e anche prima non è d’accordo con la lettura di Calvino data da Carla Benedetti e da Antonio Moresco e anch’io la trovo travisante e ingenerosa. (magari ci fossero più “intellettuali terminali” alla Calvino che fanno “capziosa retorica” con “cavallucci a dondolo concettuali” … mah).
    Molto interessante quello che Calvino chiamava “effetto apocrifo” che può vedersi come uno degli antenati della scrittura multipla contemporanea. Anche Mirò verso la fine della sua vita cercava di tendere all’anonimato con le sue tele.
    Ho ancora mezz’ora di tempo prima di uscire, torno al libro e abbandono il blog
    ciao

    fem
    P.S: grazie per aver citato Bonhoeffer, non lo conoscevo.

    Commento di forzaelettromotrice | novembre 6, 2007 | Rispondi


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