fem

pourquoi il y a quelque chose plutôt que rien? (Leibniz)

nuovo blog

dopo aver letto la petizione:  http://www.petitiononline.com/nolegglp/petition.html

ho deciso che era il momento di aprire un blog anch’io

fem

una zanzara non può fermare un treno, ma può riempire di morsi il macchinista

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ottobre 20, 2007 - Posted by | scritte

20 commenti »

  1. Forte!
    è così che si fa, a colpi di morsi!
    :-)))

    Commento di carlabariffi | ottobre 20, 2007 | Rispondi

  2. e sì… mordo e pungo!

    comunque qui ho un sacco di problemi, tipo che sono le 21.20 e vedrai che nei commenti esce l’ora sbagliata…

    inoltre scommetto che l’immagine che ho scelto non si visualizza…

    forse ho capito perchè vogliono eliminare i blog…

    fem

    Commento di forzaelettromotrice | ottobre 20, 2007 | Rispondi

  3. visto?

    sig

    Commento di forzaelettromotrice | ottobre 20, 2007 | Rispondi

  4. abbi pazienza!

    ciao

    Commento di carlabariffi | ottobre 20, 2007 | Rispondi

  5. non demordere
    non è poi così complicato
    se hai bisogno di una mano non hai che da chiedere

    E poi, insomma, leggendo i tuoi commenti su NI e su LPELS, non credo che tu sia una persona che non abbia niente da dire…

    Ciao
    A presto

    Commento di Stefano Calosso | ottobre 20, 2007 | Rispondi

  6. e’ magicamente apparsa la mia immagine!! Sarà grazie a Stefano o a Carla?? O forse a tutti e due!! vi ringrazio per i commenti, mi hanno fatto molto piacere

    adesso devo imparare a far apparire i commenti senza bisogno tutte le volte di moderazione…
    uf

    Commento di forzaelettromotrice | ottobre 20, 2007 | Rispondi

  7. capito qui da aNobii, incuriosito dal fatto che per ora, da quelle parti, siamo solo io e te ad avere il libriccino di Boltzmann, Viaggio di un professore tedesco nell’Eldorado.
    di questo tuo blog, apprezzo subito: la motivazione, il paragone della zanzara che mi pare illuminante, il rinvio al labirinto (ovviamente), la citazione di Leibniz, la curva di von Koch associata a Milano, l’amore per i numeri unito al senso estetico, la filastrocca, molti dei collegamenti che segnali (e il fatto che li chiami collegamenti e non link)… insomma praticamente tutto :).
    non mi restava che mettere il tuo blog tra i preferiti cosa che ho fatto. a rileggerti presto.

    Commento di Guido | ottobre 27, 2007 | Rispondi

  8. Ciao Guido!

    Il libricino di Boltzmann mi è molto caro. L’ho ripreso un attimo e guarda che cosa dice a pag. 14: “Una rotella che lavora nel senso giusto al posto giusto, può rimettere in moto l’intero meccanismo”. …e se l’ingranaggio è spanato???
    Ti consiglio anche “Ludwig Boltzmann. Una passione scientifica” di Gianni Zanarini ed Cuen 1996, un breve racconto sugli ultimi giorni di Boltzmann, scritto con grande sensibilità.

    Ti ringrazio per il commento. Avevo letto la frase della zanzara forse trent’anni fa in una striscia di Mafalda. Ero bambina e forse per quello mi aveva colpita molto!!
    Il merito del titolo “Collegamenti” non è mio, fa parte del template… prova ne è che ho scritto “link al labirinto”!

    La tua libreria è molto interessante sembra un labirinto che porta direttamente a te…
    E anche casualmente a me(= fem): penso alla morte di Thomas Merton…

    “Il Minotauro” di Durrenmatt mi ha fatto pensare all’autobiografia di Kurosawa “L’ultimo samurai”. Kurosawa cita una filastrocca tradizionale che serviva per fare pubblicità a una pozione contro tagli e bruciature, nella quale un rospo con quattro zampe davanti e sei dietro è messo in una scatola con l’interno tappezzato di specchi.

    felice di averti blog-conosciuto!

    fem
    P.S: il blog di matisse è spaziale, lo aggiungo subito!

    Commento di forzaelettromotrice | ottobre 27, 2007 | Rispondi

  9. ciao fem 🙂
    approfitto dell’ora mattutina soprannumeraria che oggi ci regala il ritorno all’illegalità oraria per continuare questo piccolo dialogo con te.
    Spero che la rotellina che ha messo in moto il nostro dialogo si mostri sufficientemente robusta e oliata per farlo procedere senza troppi sferragliamenti e inceppature; conto poi sulla tua forzaelettromotrice e sulla mia più modesta e meccanica pedalata per girovagare a lungo esplorando questi paesaggi virtuali.
    Grazie innanzitutto per la segnalazione del libro di Zanarini, che se non troverò più tardi in libreria dove intendo spendere un altro pezzetto della mia domenica, ordinerò al mio pusher di libri on-line. Mi interessa, specie perché mi dici che parla dei suoi ultimi giorni. Non sono un mormone e tantomeno un santo, ma trovo egualmente molto importanti gli ultimi giorni 🙂

    Mafalda è un pozzo di saggezza ed in effetti molto educativa 🙂
    Mishima: ho letto qualcosa, ma non sono ancora pronto ad afrontarlo veramente.

    A proposito di numeri e arte ti ricordo quest’opera di Giacomo Balla; ricopio la stringa per il collegamento ad una pagina web che ne parla perché non so come fare per inviarti direttamente la sola immagine (c’è anche il 5!):
    http://guide.dada.net/arte_moderna/interventi/2002/06/109929.shtml

    Amo molto Durrenmatt, fin da quando al liceo una supplente di lingua tedesca che senza speranza cercava di farmi imparare quella bella lingua, ci assegnò come lettura “i fisici”. Naturalmente amo molto il racconto sul Minotauro e lo trovo più pregnante e “vero” di altri, ad es. l’Asterione di Borges.

    Sono molto incuriosito di come opera il caso, e lasciarsi portare dal caso a zonzo per il web è una delle cose più produttive ed istruttive che io conosca: le coincidenze che portano da qualche parte e fanno incontrare qualcuno – sempre inaspettato e altrimenti quasi sicuramente irragiungibile – sono dei regali impagabili…vedi per es. l’incontro con la nostra matisse, la quale mi chiede con perfida ingenuità “chi sei?”, come se non sapessimo tutti che l’esortazione incisa sul tempio dell’Oracolo di Delfi -conosci te stesso- sia un compito inesauribile a cui si applica pienamente il principio heisemberghiano, e che nemmeno con la mediazione della pizia riusciremmo a rispondere.

    Di Merton sottoscrivo questi versi, senza avere come lui una via d’uscita nella fede:
    “O, Signore Iddio, non ho nessuna idea di dove sto andando.
    Non vedo la strada che mi sta davanti.
    Non posso sapere con certezza dove andrò a finire.
    Secondo verità, non conosco neppure me stesso…”

    la conclusione di questa poesia-preghiara di Merton dimostra però che tu (= fem) vai assolta per la sua morte; lui afferma, rivolgendosi sempre a Dio:
    “tu sei con me e so che non mi lasci solo di fronte ai pericoli.”
    Ergo, almeno per chi ha fede, la fem non è un pericolo, ma uno strumento della provvidenza 🙂

    Lieto di aver blog-comnosciuto una donna della provvidenza e tranquillizzato da tutto ciò, e ad ogni buon conto, attento alle prescrizioni più aggiornate in fatto di impianti elettrici e utilizzo prudente e consapevole degli elettrodomestici, ti saluto augurandoti una buona domenica.

    Guido

    Commento di Guido | ottobre 28, 2007 | Rispondi

  10. Caro Guido

    il quadro di Balla mi inquieta un poco per una serie di motivi (serie divergente peraltro…).

    Numeri innamorati “legati da – non ingenti – somme” 5 + 3 = 8 e “legati da divisioni” 4 è la metà di 8 (la dolce metà!) e forse uniti da legami di parentela, come forse la serie di Fibonacci, ma il numero 1 e il numero 2 non ci sono o forse uno dei due è tagliato a metà dal quadro sulla destra (che numero è quello?? E’ legato al 5? E anche il 3 ha un legame che esce dalla tela) e poi il numero 4 non appartiene alla serie di Fibonacci quindi che ci fa legato all’8?

    Numeri legati da muretti di cemento divisi da gradini, però nella scala il 5 è sotto il 4, forse Balla ha messo i pari sopra e i dispari sotto, e perché?
    I pari sopra sono la coppia e i dispari sotto (tra l’altro anche numeri primi) i single…
    Poi questo povero numero 5 che sembra si voglia legare all’8 tramite il 4 e che comunque resta un gradino sotto, parte e non va da nessuna parte. Se va indietro si incastra e se va avanti cade nel vuoto.
    Il 4 e l’8 invece si corrono incontro ma all’indietro, cioè se il 4 vuole raggiungere l’8 lo deve fare camminando all’indietro, a meno che Balla non abbia dipinto le schiene nere dei numeri.

    Tutto suonato a un volume altissimo con quei verdi e gialli e grigi metropolitani, semafori e asfalto, sembra di sentire i clacson.
    In qualche critica al quadro avevo letto “senso di straneamento” ecco.
    Dal vivo però non l’ho mai visto, dovrebbe trovarsi a Rovereto, se non sbaglio.

    Su tutto il resto ti rispondo dopo.

    Perché dici Mishima?
    Che caso: salta fuori Mishima! Qui adesso perdo la faccia: lo sai che ho letto “Il paese delle nevi” di Yosunami Kawabata convinta di leggere un libro di Mishima?? Come quella volta che siamo andati a vedere un film di Kaurismaki credendo di vedere un film di Kiarostami!!! O come quando sono andata a teatro a vedere uno spettacolo di Kantor pensando che fosse di Gordon (dell’actor studio!!)…ero giovine, se posso dire qualcosa a mia discolpa!
    Comunque equivoci tutti fecondi!!

    baci

    fem

    Commento di forzaelettromotrice | ottobre 30, 2007 | Rispondi

  11. non riesco a inserire l’immagine del quadro nel commento, uf

    Commento di forzaelettromotrice | ottobre 30, 2007 | Rispondi

  12. Eccomi qui di nuovo: il caso e l’identità, tarli personali miei, ma vedo anche tuoi. Ci sto scrivendo sopra alcuni racconti da alcuni anni che fra alcuni decenni saranno pronti, in modo tale che io farò in tempo a cambiare talmente che potrò leggermi come un autore scelto a caso in libreria (se ancora avrò la vista. La memoria è già persa chissà dove purtropp).

    La navigazione era il mio mestiere, su un portale che si chiamava Url si andava in cerca di siti di ogni tipo da segnalare e consigliare. Quattro anni di rete ogni giorno per quattro ore sono una bella cifra. Mi sono sempre divertita un sacco. Adesso che ci penso devo assolutamente ritrovare il Manah-manah del Muppet Show, un must, quello che ci vuole per vivere bene.

    baci

    fem

    Commento di forzaelettromotrice | ottobre 30, 2007 | Rispondi

  13. No il quadro di Balla adesso è a Siena alla mostra Numerica fino al 6 gennaio (http://www.papesse.org/ ). Ecco dove devo andare a Capodanno………

    Commento di forzaelettromotrice | ottobre 30, 2007 | Rispondi

  14. ciao fem 🙂

    interloquisco iniziando dal basso, ovvero adottando il criterio l.i.f.o., per dire che magari non a capodanno, ma appena possibile, cercherò di visitare la mostra Numerica a Siena; a parte l’interesse per la mostra, sono mesi che mi dico che voglio ritornare a fare un giro in quella città, senza esserci ancora riuscito, e dunque ora non posso rinviare oltre il 6 gennaio 08 🙂

    vedo che hai trovato manha-manha e che lo hai voluto condividere con noi lettori: sei una ricercatrice archivista più che provetta…mi piace girare per internet a caso o cercando qualcosa, ma non so se riuscirei a farlo così sistematicamente per lavoro come hai fatto tu.

    Risalendo a cose più impegnative, si potrebbe dubitare che un minotauro non abbia problemi di identità? non credo proprio 🙂
    è una condanna? il mito lo farebbe supporre, ma tutto sommato non lo credo: a non essere tutto d’un pezzo, ci si può guadagnare in capacità di percepire la produttività e la ricchezza delle differenze, in maggior sensibilità e tolleranza, in maggior pazienza e disponibilità verso sé stessi e gli altri.
    Certo, si fatica di più perché si è costretti in una situazione perennemente irrisolta, in continua dialettica (vecchia parola che riesumo proprio perché sottolinea l’inevitabilità della negazione: negazione di sé stessi, della propria condizione incoerente, irrisolta, incompleta; delle proprie parti sgradevoli, cattive, brutte) per evitare lacerazioni distruttive.
    faticosa perché non si sa mai bene chi si è, e quindi si è coistretti a fermarsi per guardare e fissare dei punti fermi che, col tempo, diventeranno irriconoscibili, come giuustamente dici tu.
    Suppongo che anche tu sia stata affascinata a tempo debito dal racconto di Stevenson così come da quello di Kafka. Ricordo una mia lettura precoce dell’Io diviso di Laing, così come dei Frammenti di un discorso amoroso, ed infinite altre, sempre e inevitabilmente generate da condizioni imperfette e relative.
    Però ricordo anche il mio apprezzamento di sempre per il caleidoscopio, che sa trasformare continuamente frammenti incoerenti in splendide figure armoniose; durano lo spazio di un minuto ed un semplice movimento fa trasmutare in altre figure altrettanto belle: impossibili senza una condizione strutturale di instabilità dovuta ai frammenti colorati, senza i quali la struttura rigida riflettente, certa e calcolata, non ci rinvierebbe che un noiosamente uniforme rispecchiarsi del vuoto.
    Non ho mai pensato il mio labirinto come un labirinto di specchi uniformi, ma di pareti solide e rugose, piene di cose, ed ho imparato a scoprire le piccole differenze, le imperfezioni che distinguono una parete dall’altra apparentemente uguale; e se imperfezioni non ce ne fossero, allora le produrrei io, marcando scalfendo, rompendo la più o meno cristallina uniformità delle pareti: antico gesto rinnovato nella sua purezza espressiva dal nostro fontana.. I miei labirinti sono più universi simili alle prigioni piranesiane, che alle simmetrie esheriane (pur apprezzando io molto, in ogni suo aspetto il lavoro di E.: mi contraddico? ebbene, mi contraddico, come diceva Withman, a ragion veduta).
    Mi devi scusare, perché vedo che il ticchettio sulla tastiera sta producendo solo pensieri in libertà, ma la cosa mi pare adatta per arrivare al nostro Balla: lui partiva dalle parole in libertà per arrivare ai numeri in libertà: e che altro possono essere dei numeri innamorati se non dei numeri liberati dalla loro razionalità e dalle loro armoniche relazioni (anche quelli irrazionali). Infatti penso del tutto ozioso cercare di riconoscere nel suo quadro anche solo allusioni a proprietà matematiche, figuriamoci poi vere e proprie regole costruttive. Balla non pensava affatto né a fibonacci né a qualcunque altra serie o regola, sono pronto a scommettere. al massimo avrà voluto ricordare con il 5+3=8 l’amore di un san francesco così raffigurato nel suo monumento a milano; o si sarà ricordato che un otto giacente in un letto d’amore si trasforma in infinito, misura che più si addice all’amore stesso; o che il quattro rimanda ai quattro elementi, alla radice della vita, e ai quattro punti cardinali, quadrante dei domini di amore; e non c’è l’uno perché solitario; e non c’è il due perché non sempre una coppia vuol dire amore. E poi, come gli umani, anche i numeri non tutti si innamorano, in qualsiasi momento e contemporaneamente, e così non possono esserci tutti.
    Non ti inquietare, dunque, di numeri che non fanno più il lavoro di numeri, perché si trovano in the mood for love.
    A proposito di numeri amati, non so perché, ma da quando in prima elementare mi hanno insegnato i numeri (ebbene sì, NON sono stato un bambino precoce), il 5 è il mio numero preferito, o meglio, il mio numero tout court. il perché non lo so e non so se veramente vorrei saperlo, ammesso che un perché ci sia.
    Sui gialli e verdi,e grigi e neri, freddi, di quel freddo che poco ha a che fare con l’amore, – che piuttosto dovrebbe essere rosso fuoco, caldo gialloarancio solare, delicato rosa petalo di rosa che più rosa non si può… su questi colori freddi, possiamo forse arguire che balla voglia significare anche nell’arido e freddo mondo dei numeri (così pensa il volgo, ma noi sappiamo che non è così!) può nascere e vivere l’amore?
    vedo che questa sera il mio delirio parolaio non ha limiti. però, prima di concludere e lasciarti tranquilla, non posso non tornare sul mio lapsus Mishima-Kurosawa. Devo dire che quando me lo hai fatto notare sono allibito: io avevo letto almeno un paio di volte il tuo post e sempre avevo letto -visualizzato, non solo pensato – mishima invece di kurosawa. ora devo scoprire in quanti eravamo a leggere le tue parole e chi di noi (mino? tauro? guido?…?)ha tirato in ballo mishima e perché… anche senza sapere il perché, però, ora non sarò contento finché non mi metterò ad affrontare mishima: e non so cosa mi troverò di fronte. Errore fecondo anche il mio…
    Ho scritto troppo, ma lascio qui lo stesso questo brano ingombrante, confidando nella tua comprensione e ospitalità.
    Buon inizio mese 🙂
    ciao.

    G

    Commento di Guido | novembre 1, 2007 | Rispondi

  15. Caro Guido

    anche questo mio blog che mi sollazza sempre di più è entrato a far parte delle cose che voglio e amo portare avanti in parallelo con il mio invecchiamento fisiologico quotidiano!!
    Adesso per esempio c’è il pane nel forno (farina di grano duro, acqua, sale e il lievito che le donne calabresi si passano di casa in casa e che io ho avuto la fortuna di ereditare dalla suocera) che fra poco profumerà la casa – se non me lo dimentico e lo brucio! – e c’è Saviano da Fazzio Fabio (ach, mi sto avvicinando alla tv dopo 4 anni di beata lontananza, ieri ho visto anche Luttazzi…) e poi c’è il libro di Calvino da finire e le cose da scrivere e le mail da spedire e le amiche che sono mesi che non mi sentono ecc. ecc. tutte cose buone. Ah: e il bagnetto della bimba fra un po’ (è una selvaggia di quattro anni, ma almeno due o tre volte alla settimana se deve lavà, no???)

    Piranesi, Piranesi, ho un magnifico libro illustrato qui.

    Hai ragione per quanto riguarda il quadro di Balla, ma io ho il vizio ozioso di ricamare. E poi una volta finito, il quadro è di tutti e se lui non ce li ha messi i legami, li posso sempre inventare io, no? Mi piacciono molto i tuoi fili tratti dalla tela. Ma ti riferisci al San Francesco dell’Angelicum? Racconta, che non ne so nulla…

    Sul problema dell’identità ci ritorno un’altra volta (se sarò ancora io!!!)
    C’è un amico di mia sorella che è autistico (che tra l’altro suona molto bene il violoncello) e che a ogni persona che conosce associa un numero, un colore e uno strumento musicale, chissà che numero mi ha dato! Spero il 5!! Sono d’accordo è un numero da preferire a molti altri, troppo pieni o senza scheletro. La forma è contradditoria_quindi_completa, ha spigoli e curve (unico, insieme al 2, gli altri sono o tutte curve: 3 6 8 9 o tutti spigoli: 1 4 7)

    Si è già fatto abbastanza tardi, vado a dormire, ho visto l’intervista a Saviano e ho fatto il bagnetto alla baby, in questo eterno presente digitale e per quanto riguarda Mishima sì, dovrò leggerlo anch’io

    fem

    Commento di forzaelettromotrice | novembre 4, 2007 | Rispondi

  16. Cara Francesca,
    quella fragranza di pane appena sfornato ha attraversato il web e si diffonde al di qua del mio monitor: potenza dei ricordi e della suggestione (ne sapeva qualcosa Proust). Il Profumo del pane, tra l’altro, è il titolo di un libro di quelli che ho messo nella mia lista su aNobii, ed è una raccolta di storie autobiografiche raccolte da una mia amica.
    Non sento odore di bruciato, quindi non ti sei distratta 🙂
    Suppongo anche che ti sia divertita a giocare con la tua bimba facendole il bagno. Nei miei ricordi, di quei momenti quotidiani che allora comportavano senz’altro anche una loro parte di fatica, resta oggi solo il piacere del gioco con i miei figli. Oggi, 6 novembre, è il compleanno di mio figlio, e posso contare gli anni passati da allora, candelina dopo candelina: anni belli.
    Assolutamente d’accordo che, una volta finito, il quadro, il libro, la scultura, ecc. sono di tutti e ognuno può, io direi anche deve, inventare ovvero trovare i legami e le associazioni che vuole e far vivere all’opera stessa altre vite. Penso anzi che più un’opera è grande più vive la propria vita ed è capace di generarne e viverne contemporaneamente innumerevoli altre.
    La storia di san Francesco – che non è quello dell’angelicum , che ho appena rivisto ieri passandoci vicino in bicicletta, chino sul parapetto del pozzo a parlare con gli uccelli veri e scolpiti: a me piace molto questa rappresentazione di un san francesco sceso al nostro livello che si confonde con le persone della piazzetta – la storia del 5+3=8, si riferisce all’altro monumento a san francesco: monumento vero e proprio, grande, edificato con una colletta tra i cittadini della milano d’allora, oltre un centinaio d’anni fa, voluto dai frati cappuccini che da poco si erano trasferiti nel loro nuovo convento, quello dove sono ancora oggi, tra viale Piave, corso Concordia e via Kramer.
    Un grande monumento in mezzo a Piazza Risorgimento, con s. francesco che ha le braccia alzate: una mano ha le 5 dita distese, mentre l’ altra ne distende solo 3; da subito gli scanzonati e un po’irriverenti milanesi interpretarono quel gesto delle mani come se il santo volesse insegnare un po di aritmetica e “cinque e tre otto” (ma detto in milanese) divenne un modo di dire che è arrivato fino a noi, per caratterizzare e “laicizzare” quel monumento.
    sarei curioso di sapere anch’io a quale strumento, colore e numero verrei associato; se potessi scegliere, direi fisarmonica, verde e 5 (ma ogni scelta taglia altre possibilità: il giallo e il clarinetto potrebbero essere altre opzioni -noto ora: giallo e verde, come nel quadro di balla).
    Non avevo mai considerato i numeri dal punto di vista degli spigoli e delle curve e la tua classificazione mi ha divertito e sottoscrivo convinto il “contradditorio_quindi_completo”.
    Ieri ho canticchiato per tutto il giorno allegramente “azzurro” di conte/celentano: chissà perché, chissà per chi.
    Quando avrai tempo di leggere Bonhoeffer, sono sicuro che ti ci affezionerai.
    Mishima, invece, me lo sono trovato tra le mani di soppiatto, proprio ieri: un racconto breve estratto da “La dimora delle bambole” messo in appendice ad un’edizione della Crociata dei Bambini di Marcel Schwob che avevo ripreso in mano per registrarla su aNobii: una sua affascinante variante sulla crociata dei bambini. Un segno che devo proprio cominciare a leggerlo? Proprio perché il tempo è poco, forse è bene seguire le tracce che il caso ci mette sotto il naso, e prendere nuove direzioni, anche se non previste e del tutto sconosciute.
    Di traccia in traccia mi perderei chissà dove, ma visto che mezzanotte è già passata ed è già domani, è meglio che ti saluti e vada anch’io a dormire.

    G.

    Commento di Guido | novembre 7, 2007 | Rispondi

  17. Ecco un altra lettura che mi ispira molto (Schwob-Mishima)! Ovviamente a me quel titolo ricorda il libro Vonnegut, che ho letto da poco.

    Ah sì, il San Francesco!!! La sapevo anch’io!!! come si potrebbe riportare? Cinc e tri vott ??? 🙂

    E già che ci siamo c’è il Leonardo da Vinci di Piazza della Scala con i suoi quattro allievi intorno: On liter in quater!!!

    buona domenica

    fem

    Commento di forzaelettromotrice | novembre 11, 2007 | Rispondi

  18. per me stessa, assolutamente il violoncello, mentre come colore, non so… il verde è il più probabile, altrimenti direi: coriandoli o macedonia

    Commento di forzaelettromotrice | novembre 11, 2007 | Rispondi

  19. violoncello, certo! 🙂

    grazie, spero che anche tu abbia avuto una buona domenica.

    Commento di Guido | novembre 11, 2007 | Rispondi

  20. ah les surrealistes!!!
    ho salvato l’immagine per futuro post…

    è stata una domenica di buone letture

    Commento di forzaelettromotrice | novembre 11, 2007 | Rispondi


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