fem

pourquoi il y a quelque chose plutôt que rien? (Leibniz)

io non temo più

 

Lassi, piangiamo, oimè! ché l’empia Morte
N’ha crudelmente svelta una più santa,
Una più amica, una più dolce pianta
Che mai nascesse; ahi nostra triste sorte!

Ahi! del Ciel dure leggi, inique e torte
Per cui sì verde in sul fiorir si schianta
Sì gentil ramo; e ben preda altra e tanta
Non rest’all’ore sì fugaci e corte.

Or poi che ‘l nostro segretario antico
In ciel ha l’alma e le membra sotterra,
Morte, io non temo più le tue fere arme.

Per costui m’era ‘l viver fatto amico;
Per costui sol temea l’aspra tua guerra;
Or che tolto me l’hai, che puo’ tu farme?

Ludovico Ariosto, sonetto XXXVI

dicembre 23, 2011 Pubblicato da | 1 | Lascia un commento

   

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